Vivere con una garza nella pancia: «Per scoprire che ero sano ho subito 40 interventi»
Ettore Zaniboni racconta la sua odissea, iniziata con una sospetta ulcera Dopo l’intervento al Policlinico di Modena, trentatre anni di dolori. La difficile causa di risarcimento
«Come volete che mi senta dopo 13 colonscopie, 21 gastroscopie, tre interventi chirurgici e 24 ricoveri di lunga durata? Mi sento benino, ho smesso di contare i ricoveri in day hospital e mi sento fortunato perché dopo 33 anni di cure inutili è stato risolto il mio problema. Non avevo un tumore ma una garza dimenticata nello stomaco che mi ha causato infezioni, polipi, edema polmonare e tante altre cose ancora». Come il Candido di Voltaire il signor Ettore Zaniboni di Ravarino, 71 anni e una pensione raggiunta a fatica, si consola pensando di essere un sopravvissuto.
O un miracolato, visto che per oltre tre decenni è stato ospite fisso di quattro reparti d’ospedale, nessuno dei quali aveva visto quello che gli stava sucedendo nello stomaco. E dire che nel 1976, quando erano cominciati i disturbi, che si presentavano come dei pesanti mal di pancia, il verdetto era stato secco: «Dopo le prime visite mi dissero che c’era un ulcera e che occorreva operare al più presto per evitare guai maggiori» ha spiegato ieri Zaniboni che, nello studio dei suoi legali Mario Marchiò e Giulia Ghidoni, ha fatto il punto sulla vicenda che lo vede vittima di un caso unico di malasanità.
Come sia stato possibile che nessuno abbia visto per oltre trent’anni la garza dimenticata nell’addome che a poco a poco è diventata una palla di tessuti organici attaccati a stomaco e pancreas, è una vicenda tutta da chiarire. Toccherà ai dirigenti dell’Ausl, se vorranno farlo, precedere un’eventuale inchiesta della magistratura con un’indagine interna. Ne va del buon nome non solo del Policlinico ma anche di due generazioni di medici che si sono avvicendati nelle cure dei pazienti modenesi. Per il momento l’unica certezza è quella giuridica. Tre giorni fa si è tenuta la prima udienza in tribunale dove le due parti, tramite i rispettivi avvocati, hanno cominciato a sistemare le artiglierie legali.
L’unica trattativa avviata è stata spenta sul nascere, come racconta l’avvocato Marchiò. «Abbiamo fatto un calcolo monetario dei danni subiti dal nostro assistito sia dal punto di vista biologico che lavorativo e abbiamo presentato il conto. Alla fine l’ufficio legale del Policlinico ci ha detto che era disposto a liquidarci il massimale previsto per il 1976, pari a 50 mila euro. Non ci siamo proprio». «Delle tre assicurazioni convocate se n’è presentata una sola, le altre sono state giudicate contumaci per il procedimento» puntualizza l’avvocatessa Ghidoni.
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La richiesta fatta dagli avvocati di Zaniboni è all’incirca di 750 mila euro, prendendo come base il danno biologico attuale e il ricalcolo degli interessi degli anni trascorsi. Ovvio che i vertici della sanità modenese e soprattutto quelli regionali abbiano alzato le barricate su questa opzione che vedono come una sciagura. Già per trovare un’assicurazione disposta a coprire con una polizza i rischi sanitari degli ospedali modenesi hanno dovuto rivolgersi all’estero, ma soprattutto l’importo dei danni rischia di far saltare il fragile equilibrio finanziario che regola questi contratti. Ovvio quindi che gli avvocati che difendono ospedali, Ausl e Regione Emilia Romagna abbiamo invocato tutte le eccezioni possibili: prescrizione (perché la dimenticanza della garza è avvenuta 33 anni fa, mentre la difesa di Zaniboni obbietta che la scoperta dell’incidente sanitario è solo di due anni fa), incompetenza giuridica (perché c’è stato un passaggio successivo di poteri tra Regione, commissario liquidatore e istituzione delle Usl) e altre questioni procedurali.
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Di fatto l’udienza è stata aggiornata a fine gennaio dell’anno prossimo. E in quella sede il giudice disporrà una perizia tecnica d’ufficio per valutare l’accaduto anche se, di fatto, tutto l’accertamento dei fatti avverrà sui documenti sanitari, incontestabili. «Per fortuna che con la Tac mi hanno operato due volte nel 2012 ipotizzando una neoplasia - conclude Zaniboni - Quando mi hanno tirato quella palla grossa come un pugno ho tirato un sospiro di sollievo. Però devo fare i controlli perchè con tutto quello che mi è successo in conseguenza della garza dimenticata sono a rischio tumore. Questa volta vero».
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