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Gli esperti del Cavone: «Nessun innesco al sisma»

di Giovanni Vassallo
Gli esperti del Cavone: «Nessun innesco al sisma»

La risposta della nuova commissione dopo l’ipotesi sulle estrazioni nella Bassa Smentita la commissione Ichese: «C’è la stessa pressione degli anni Settanta»

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MIRANDOLA. «Dati e registrazioni in quantità rilevante e di ottima qualità, rivelano che l'attuale pressione del giacimento Cavone coincide con la pressione originaria misurata al momento della scoperta dello stesso alla fine degli anni ’70. Questo indica che l'iniezione d'acqua nel campo di Cavone non ha pressurizzato il sistema».

È questa la attesa e rassicurante conclusione parziale a cui sono giunti gli esperti incaricati dal ministero dello Sviluppo Economico, dalla Regione Emilia Romagna e dall'azienda Gas Plus, di studiare il comportamento dei pozzi del giacimento Cavone, dopo i risultati della Commissione Ichese che lasciava aperta, sia pure non dandola per scontata, l'ipotesi di una correlazione tra le attività estrattive in quella zona e il sisma del maggio 2012. Il rapporto conclusivo della prima parte di prove del gruppo di lavoro è stato pubblicato sul sito Lab Cavone e i dati indicano come «la variazione di pressione interna del pozzo di reiniezione 14», l'osservato speciale della sperimentazione, «non risulta significativa già nei pozzi vicini e risulta praticamente nulla in corrispondenza dei pozzi più lontani e ai bordi del giacimento».

Proprio quello che si aspettavano le istutuzioni, dopo la pubblicazione della supercommissione Ichese, che invece aveva lasciata aperta l’ipotesi non così remota che le continue estrazioni e iniezioni di liquidi avessero innescato prima del tempo i terremnoti che hanno devastato la Bassa nel 2012.

Nonostante la conclusione sia per ora parziale, la relazione dei tecnici lascerebbe intuire - riferiscono le agenzie di infornazione - una mancanza di relazione tra la coltivazione di idrocarburi nei pozzi del Cavone, la reiniezione dei fluidi di lavorazione attraverso il pozzo 14 e il sisma del 2012, facendo cadere la teoria che l'azione dell'uomo, in quella zona di faglia, possa aver in un qualche modo innescato il terremoto.

Una delle ipotesi era infatti che la reiniezione in particolare, nella zona dei pozzi di Cavone, potesse in qualche modo modificare la pressione delle rocce che formano la faglia sottostante, già attiva di suo, e dunque accelerare o in qualche modo anticipare il rilascio dell'energia in accumulo e dunque l'evento del sisma.

L’altra ipotesi, che non risulta considerata, è che invece il fenomeno del possibile innesco sisma si sia costruito nel tempo, dal momento che da decenni si estraggono petrolio e gas, e che da ultimo ci sono anche le iniezioni. Gli esperti del laboratorio Cavone, si sono dati appuntamento per il 7 luglio per ulteriori approfondimenti “sulle caratteristiche petrochimiche e fluidodinamiche della formazione ricevente, sulla pressione statica di giacimento e sulle interferenza dell'attività di reiniezione sulla produzione del campo durante lo svolgimento del programma di prove”. Ma quel che serviva era in fondo disinnescare la bomba e le polemiche (gli atti erano stati tenuti nascosti) sulla relazione Ichese.

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