Gazzetta di Modena

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Con corsi di 24 ore le badanti diventano anche infermiere

di Saverio Cioce
Con corsi di 24 ore le badanti diventano anche infermiere

Il sindacato NurSind-Cisal contro la nuova legge regionale «Le norme dell’Emilia vanno contro le leggi dello Stato»

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«Noi per diventare infermiere abbiamo impiegato anni di studio severo e di pratica. Ora invece la Regione Emilia Romagna, unica a livello nazionale, trasforma le badanti in infermiere con un ciclo di lezioni di sole 24 ore in tutto. D’ora in poi potranno effettuare manovre terapeutiche delicate, e con gravi conseguenze per la salute dell’assistito, persone che hanno seguito a malapena qualche ora di corso».

È un fiume in piena Eleonora Checchi, segretario provinciale del NurSind, il sindacato autonomo aderente alla Cisal e che raggruppa gli infermieri tutelando ruoli e salari. Non appena è venuta a conoscenza di una legge presentata dalla giunta Errarni e approvata alla chetichella a fine febbraio, ha subito preso contatti con le autorità sanitarie per opporsi a quello che definisce «uno stravolgimento della legge dello Stato».

Ma perchè Bologna ha rovesciato ciò che è scritto nei codici? «Ragioni di risparmio con un ottica di breve termine - ribatte Checchi - Tra le varie mansioni affidate alle badanti ci sono quelle che prevedono e autorizzano interventi delicati. In caso di infezioni per uno sbaglio chi paga? La persona anziana torna in ospedale ricoverata per giorni, la famiglia paga lo stesso la badante, i danni non ricadono su nessuno se non sull’assistito e il servizio sanitario paga medicine, ricoveri e personale. E questo sarebbe il risparmio?»

Gli esempi di incidenti possibili non mancano. Scorrendo il dettagliato elenco della legge regionale si scoprono decine di interventi, che lo Stato inserisce tra le attività infermieristiche vere e proprie, e che improvvisamente per decreto a Bologna diventano “attività complesse di assistenza”. Attività terapeutiche declassate ad assistenza, per la regione, che chiunque potrebbe fare con un minimo di pratica, come nel caso delle badanti. Ma come la mettiamo con la broncoaspirazione, per fare un esempio? Fin che si rimane a livello di bocca i rischi sono minimi per portar via la saliva con lo speciale aspiratore, ma quando si scende lungo la gola i pericoli aumentano. Peggio ancora quando si parla di installare un catetere venoso centrale, quelli che servono alle infusioni o per le nutrizione; se si deve fare un’iniezione di un anticoagulante come l’eparina i rischi di infezione salgono alle stelle.

«Il punto centrale, dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, è però quello della responsabilità e della formazione - incalza Checchi - A loro sarà permesso ciò che a noi è vietato in ospedale, stravolgendo i profili professionali? Ci sono attività su cui noi dobbiamo avere disposizioni espresse dai medici: con le badanti basterà, evidentemente, una telefonata del medico di famiglia. Quanto alla formazione mi chiedo se possa bastare una manciata di ore con persone di cui non si verifica la forrmazione di base, ad esempio la conoscenza della lingua italiana, e la cui idoneità deve essere verificata solo una volta all’anno. Basta un attestato di frequenza e via, possono iniziare a fare le infermiere. E magari se si assentano spiegano qualcosa a chi le sostituisce sino al loro ritorno».

Ai piani alti dell’Ausl non sanno nulla. La legge regionale, effetti e le modalità di applicazione, i corsi e gli attestati sono una materia sconosciuta. Nessuno ha avuto disposizioni da Bologna, nessuno sa come e quando verrà applicata la normativa regionale. Nulla sulle modalità di insegnamento: chi si prenderà la responsabilità di questi attestati?

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