L'Università ribadisce: "Macachi per esperimenti, qui è tutto in regola"
E il preside di Medicina Nichelli alle associazioni animaliste "Invece di protestare contro una vivisezione che non esiste potrebbero sostenere la ricerca innovativa"
Sono 15, divisi in due colonie e vengono sottoposti ogni tre anni ad un nuovo progetto sperimentale i macachi presenti nello stabulario dell'Università di Modena e Reggio Emilia. A spiegare che «l'ambiente in cui vivono è un ambiente controllato e che l'Università di Modena si adeguerà entro la fine del 2016 alla nuova legge che prevede l'ampliamento delle gabbie», in cui i primati sono rinchiusi è Renata Battini, direttore del Centro Servizi Stabulario interdipartimentale Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Battini, intervenendo alla conferenza stampa organizzata dall'Università di Modena per fare il punto sulla presenza dei primati all'interno dei laboratori dell'ateneo, ha spiegato che «si tratta di animali controllati anche da un veterinario esterno che vivono in un ambiente a sua volta controllato e che stanno bene», mentre «non potrebbero assolutamente vivere all'esterno in un ambiente naturale in quanto non adattati».
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Ogni progetto sperimentale prima di essere applicato agli animali, spiega Battini, «viene visionato dal comitato etico e poi dal ministero che lo deve autorizzare», e nell'ultimo quinquennio sono «due i progetti sperimentali partiti, della durata ognuno di 3 anni» e «l'ultimo partito nel 2013 si concluderà alla fine del 2016». Per Battini «si tratta di progetti per i quali viene stabilito il numero di primati che può essere utilizzato», un numero «sempre superiore a quello che effettivamente è necessario», spiega ancora Battini «anche perchè e» chiaro che la salute degli animali sta a cuore anche a gli sperimentatori che diventano empatici, specialmente con i primati«, anche perchè un animale che sta male non è di nessuna utilità», aggiunge la direttrice. Certo «non ci si può aspettare di trovare le tende alle finestre dello stabulario- conclude- ma comunque cerchiamo di mantenere gli animali al meglio»
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Quanto al rischio di vivisezione, l'università ribadisce ancora una volta: «Nessuna vivisezione ma solo sperimentazione animale di base, ancora necessaria per la ricerca medica». Così Paolo Frigio Nichelli, preside della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Modena e Reggio Emilia, risponde agli animalisti che lo scorso sabato hanno manifestato per il Centro di Modena per chiedere la liberazione dei 15 macachi presenti nello stabulario dell'ateneo, utilizzati per la ricerca medica.
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Nichelli è intervenuto questa mattina allla conferenza stampa che l'ateneo ha organizzato per fare chiarezza sulla situazione dei primati sui quali secondo Nicheli «le tecniche di ricerca utilizzate sono completamente indolori e sono le stesse che vengono usate anche sull'uomo per studiare il comportamento e la funzionalità del sistema nervoso». Per Nichelli «la sperimentazione aninale è necessaria in tutti quei vasi in cui si deve studiare la funzione nel dettaglio», per esempio «per valutare l'effetto dei neurostimolatori nel Parkinson o per lo studio della possibilità di interfacciarsi tra protesi artificiali e funzioni della corteccia cerebrale».
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È vero che «una parte della sperimentazione medica oggi viene fatta in vitro, ma rimane comunque una parte importante da sperimentare in vivo», spiega ancora Nichelli, «senza la quale la ricerca di base non potrebbe portare a risultati». Per il preside comunque «le associazioni animaliste invece che protestare contro una vivisezione che non esiste- conclude Nichelli- potrebbero sostenere la ricerca innovativa, sia con la loro presenza sia con i fondi che riescono a raccogliere»
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