È morto l’ex sindaco Germano Bulgarelli
Assessore all’Urbanistica con Rubes Triva, poi primo cittadino dal 1972 al 1980 Dopo diventò assessore in Regione. Protagonista della rivoluzione edilizia
Si è spento ieri Germano Bulgarelli, 81 anni, ex sindaco di Modena, per i postumi di una lunga malattia che lo ha logorato negli ultimi mesi.
La notizia della sua scomparsa è passata come un fulmine in consiglio comunale dove solo i più anziani lo hanno conosciuto di persona. Il ricordo ufficiale è arrivato dal sindaco Muzzarelli, che ha fatto le condoglianze alla famiglia, la moglie Licia Maserati e il figlio, da parte della città. Per qualche istante la commozione ha avuto il sopravvento, soprattutto quando ha ricordato il rapporto personale con il suo predecessore. Poi il minuto di silenzio in segno di cordoglio.
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La morte di Bulgarelli segna, senza retorica, la fine di un’epoca. Non ci sono solo quarant’anni di distanza tra le due esperienze amministrative, ma due ere geologiche dal punto di vista politico. I “Bulgarelli Boys”, come vennero chiamati i giovani assessori della sua giunta e i dirigenti di cui si circondò, arrivarono a guidare il Comune nel momento di maggior consenso del Pci del dopoguerra. I modenesi che votavano falce e martello, e che da soli rappresentavano la metà dei votanti alle amministrative, fecero l’esame al giovanotto poco più che trentenne. Era il primo che guidava Modena senza aver fatto la Resistenza. Prima di lui c’erano stati Alfeo Corassori e Rubes Triva, usciti dalla guerra e dalla ricostruzione post bellica. Bulgarelli in compenso aveva fatto tutto il “cursus honorum” degli amministratori di quegli anni. Nato a Reggio e trasferito giovanissimo nel Carpigiano, si era iscritto alla Fgci e nel 1960 era già in consiglio a Modena, subito nominato assessore supplente.
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Da lì alternò l’incarico di dirigente della Mutua Artigiana, affiliata alla Cna, con quello di amministratore pubblico per 27 anni. Laureato in Giurisprudenza, fu assessore con Triva nel 1962. Quest’ultimo si adoperò per garantire i terreni, con una politica di espropri giocata sul filo del rasoio anche verso le grandi proprietà delle Opere Pie. Prima che arrivassero le leggi nazionali che davano ampi margini di manovra agli enti locali in nome dell’interesse pubblico, Bulgarelli continuò la politica già avviata di offrire terra a tutti quelli che ne avevano bisogno, anche per costruire case. «Sotto la sua amministrazione arrivammo ad acquisire per il Comune più di un milione di metri quadrati all’anno - ricorda oggi Ezio Righi, che all’epoca fu nominato dirigente del Settore Casa - Il piano per gli investimenti del 1973-1975 fu gigantesco. E poi c’era finalmente il favore delle leggi per interventi di quel tipo». Fu così che Modena inventò ed esportò il modello amministrativo delle zone industriali e artigianali, Modena Est e Modena Ovest, fatte di capannoni a basso prezzo, costruiti su terreni espropriati per poche lire. Non sempre furono politiche lineari. Per lo Zetadue ci furono esposti in Procura dei radicali, raccolte di firme e fioccarono le accuse: «Le mani sulla città» diventò uno slogan scritto sui lenzuoli esposti sui palazzoni in alluminio e vetro sulla via Giardini. Le denunce vennero archiviate ma il sasso era stato gettato.
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In giudizio gli ex proprietari che riuscirono a lottare per anni in giudizio, pochi, portarono a casa rimborsi miliardari (in lire). Bulgarelli liquidò tutto con l’ottica del risultato complessivo, saltando gli incidenti di percorso: «Abbiamo ridisegnato Modena - diceva ancora poco tempo fa - L’asse della via Emilia non è l’unico su cui far crescere le case». «Noi non eravamo da soli ma avevamo alle spalle l’esperienza di assessori come Famigli, Bisi e Pacchioni - ricorda Maurizio Borsari, che per cinque anni fu l’ombra di Bulgarelli alla guida dell’Urbanistica - Io diventai assessore a 27 anni e ci trovammo davanti un lavoro enorme. Costruimmo scuole, asili e tanto altro. Facemmo anche scelte decisive. Potevamo far aumentare la città sino a 250 mila persone ma preferimmo coordinare con gli 11 Comuni del Comprensorio uno sviluppo equilibrato per case e capannoni».
Dopo la carica di sindaco il lavoro come assessore alla Programmazione e al Bilancio sino all’87. Infine, ed è storia degli ultimi anni, ritiratosi a vita privata, si impegnò come manager anche con la Transmec.
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