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L'INCHIESTA

Allarme doping, negli amatori è boom tra ciclisti e culturisti

Davide Berti
Allarme doping, negli amatori è boom tra ciclisti e culturisti

Il dossier della Commissione di Vigilanza del Ministero della Salute evidenzia come il problema sia diffuso tra i non professionisti, con rischi ancora maggiori

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Più di quarant’anni, più uomini che donne, più ciclisti e body builder rispetto ad atleti di altre discipline. È un quadro desolante, scritto nei numeri che riguardano anche Modena, tra i capoluoghi presi in esame per stilare un rapporto che, anno dopo anno, peggiora.

Nel ciclismo amatoriale il doping non accenna a diminuire, anzi la percentuale di controlli positivi è aumentata in un anno del 50%, passando dal 4,4 al 6,5%. Lo afferma il rapporto della Commissione di Vigilanza del ministero della Salute, secondo cui in media il 3% degli sportivi della domenica assume sostanze, con gli over 40 in testa.

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Non bastano i miti distrutti come quello di Lance Armstrong e delle sue vittorie o le cronache costellate di notizie di sequestri e denunce.

Il ciclista amatoriale, che non corre per grandi premi ma spesso per un prosciutto o una semplice targa, non riesce a fare a meno del doping. A dimostrarlo i numeri che hanno dato conto dei controlli effettuati insieme al Nas dei Carabinieri nel 2013, e che ha visto un'impennata nei test positivi in questo sport.

La percentuale di controlli positivi, si legge nel rapporto pubblicato sul sito del ministero, è aumentata in un anno del 50%, passando dal 4,4 al 6,5%, più del doppio della media di tutti gli sport controllati, sostanzialmente ferma al 3% negli ultimi anni.

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Peggio del ciclismo hanno fatto Body Building (16,7%), ma con un numero di controlli molto basso, ma anche Kick Boxing (13% di positivi) e sport del ghiaccio (6,7%), mentre il rugby è in calo ma resta pur sempre al 5%. Il documento testimonia che il fenomeno non ha età, con il 35,9% dei positivi che ha più di 39 anni.

«Il numero di controlli è basso rispetto al totale delle manifestazioni, ma i dati sono indicativi di un problema importante - spiega Roberta Pacifici, che rappresenta l'Iss nella Commissione - Quest'anno abbiamo visto sempre meno positività 'accidentalì, come quelle al thc che non aumenta le prestazioni sportive, mentre aumentano le sostanze più impegnative, dagli ormini all'epo. Questo anche grazie ai Nas, che ci hanno guidato nella scelta delle manifestazioni da controllare».

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I dati riguardano 317 manifestazioni sportive amatoriali per un totale di 1390 atleti testati. Quasi un quarto dei controlli ha riguardato gare ciclistiche, e il 15% partite di calcio. Dal punto di vista delle sostanze assunte gli anabolizzanti, testosterone in testa, 'vinconò con il 35%, seguiti dagli ormoni (18,3%) e dal Thc (10%).

«È un problema culturale, non entra in testa a queste persone che il doping va evitato - afferma Giuseppe Capua, primario di medicina dello Sport al San Camillo di Roma e responsabile antidoping della Figc - per quanto riguarda il ciclismo c'è un doping associato allo sforzo e all'impegno energetico, mentre alcune palestre sono 'deputatè a distribuire sostanze più che a far fare esercizio fisico». Un altro fenomeno messo in luce dal rapporto è la medicalizzazione degli atleti amatoriali, di cui il 70% dichiara di prendere qualche farmaco, soprattutto antinfiammatori.

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CHI LI USA: PIU' UOMINI CHE DONNE Prendendo in esame la distribuzione delle positività ai controlli in funzione del genere dell’atleta, si osserva che il 90,9% dei 22 casi positivi sono uomini ed il 9,1% donne. Le positività riscontrate rapportate a tutto il campione risultano del 4,0% per gli uomini e dello 0,7% per le donne. Prendendo in esame la distribuzione delle positività ai controlli in funzione della classe d’età dell’atleta, si osserva che le percentuali più elevate di positività (7,5%) sono state registrate in atleti di età compresa tra i 39 ed i 44 anni mentre le percentuali più basse sono state registrate tra gli atleti più giovani (sotto i 25 anni di età). Prendendo quindi in esame la distribuzione per area geografica degli eventi sportivi controllati e durante lo svolgimento dei quali sono stati riscontrati atleti positivi, il 40,9% è al Nord.

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MODENA STRATEGICA NEL CENTRO ANTI DOPING Dal Novembre 2005, come riconoscimento delle attività svolte nel contesto del progetto "Tallone d’Achille" (nato nel 2001) è stato istituito, con delibera regionale 1789/05, il primo Centro Regionale Anti-Doping in Emilia Romagna con sede a Modena, come Servizio dell'Azienda USL, presso la struttura complessa di Medicina dello Sport. Il compito del Centro Anti-doping della Regione Emilia Romagna, infatti, è proprio quello di tutelare la salute degli atleti organizzando eventi e seminari di formazione-informazione sulla pratica dello sport sano e pulito, producendo materiale di divulgazione scientifica su sani stili di vita, sana alimentazione e rischi per la salute dall'impiego scorretto di farmaci ed integratori nello sport, proponendo consulenze controlli clinici ed ematochimici e schemi di valutazione strutturati su misura per ciascun tipo di atleta e per ogni disciplina sportiva.

 

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