Packaging, superata quota 6 miliardi
Presentato il bilancio 2013 di un settore che è emiliano per il 62,5%: fatturato record che per l’83,1% si realizza all’estero
Con oltre sei miliardi di fatturato nel 2013 (per l’83,1% all’estero), una crescita sul 2012 del 9,2% e un totale di addetti occupati di 26.856, il packaging italiano è al primo posto nel settore nazionale dei beni strumentali e in ulteriore crescita nei prossimi mesi.
In Italia l'Emilia Romagna ha il primato con una percentuale del 52,6% di addetti e un fatturato del 62,5%.
Tutto questo emerge dalla seconda indagine statistica nazionale di Ucima, l’associazione nazionale dei costruttori italiani di macchine per il confezionamento e imballaggio che ha sede a Baggiovara.
«Questi dati sono straordinari. In una situazione generale italiana che in altri settori lamenta difficoltà, noi abbiamo dei numeri che rendono il comparto del packaging un po' un mondo a sè - dichiara Paolo Gambuli, direttore di Ucima - Parliamo di un settore manifatturiero, con manodopera di alto livello. Un settore straordinariamente italiano nel quale ci misuriamo nel mondo solo con i tedeschi».
Un comparto in cui la provincia di Modena con l'Emilia Romagna è in primo piano nel panorama nazionale, seguita da Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Umbria. L'indagine, che ha coinvolto 621 imprese, ha fatto emergere un giro di affari del packaging che oltre a essere al primo posto come fatturato nell'industria di beni strumentali, con un 21,8%, si classifica anche al primo posto per le esportazioni con una percentuale del 23,7% superando il settore delle macchine utensili, che rimane al 16,3% nel fatturato e al 16,1% per export.
Tra i vari settori di clientela, la prevalenza è per il beverage, con il 35,2% di fatturato, seguita dal food con il 28,5% e dal farmaceutico con il 15,5%.
Andando a guardare la composizione delle imprese per classe la situazione è molto varia perchè si passa dalle aziende piccole o molto piccole, di classe 1 (fino a 2,5 milioni di fatturato annuo) che coprono il 51,7 per cento sul totale, alle aziende grandi di classe 6 (oltre 50 milioni all'anno), con il 2,9 per cento. Risulta nel complesso che il 70 per cento del totale delle aziende fattura meno di 5 milioni all'anno. Un dato che, pur in un quadro positivo del settore, potrebbe rivelare delle criticità evidenziando l'importanza del fare rete e del ruolo dell'associazione che è «un luogo per unire le forze - afferma il presidente Giuseppe Lesce - Se andiamo a vedere il fatturato per addetto delle aziende piccole viene fuori che è un terzo del fatturato per addetto di quelle grandi: questa è una nota negativa e la dice lunga sulla competitività e sui rischi di sopravvivenza nel breve e nel medio periodo».
Discriminanti, secondo Lesce, le tipologie dei mercati di sbocco: «le aziende piccole realizzano circa il 50 per cento delle loro vendite nel territorio nazionale, mentre l'altro 50 per cento proviene dall'export nei mercati europei. Due situazioni rischiose. Le aziende più grosse invece riescono a essere già presenti nei mercati emergenti».
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