Di Francesco sul Duomo: ho violato la legge sugli appalti
La dirigente ministeriale: «L’ho fatto per non fermare i lavori sulla Cattedrale In oltre trent’anni di carriera è la prima volta che mi capita di forzare le norme»
«Entro fine anno concluderemo sia il restauro del Duomo sia il cantiere alla Galleria Estense, che procede spedito». Il direttore regionale dei beni culturali Carla di Francesco spiega, riguardo ai lavori sulla Cattedrale, come ha motivato le proprie scelte all'ispettore della Corte dei Conti che le ha mosso rilievi sull'uso senza gara di 400mila euro di fondi ministeriali. La Gazzetta aveva raccontato, un mese fa, dei dubbi della Ragioneria dello Stato che contesta quattro appalti diretti senza gara alla ditta Candini Arte di Castelfranco. «È la prima volta che mi capita di forzare la legge in oltre trent'anni di carriera - spiega il direttore regionale - e l'ho fatto perché altrimenti si correva il rischio di interrompere i lavori e avere i ponteggi sul Duomo per chissà quanto. Il Capitolo Metropolitano ci chiedeva di fare bene e in fretta e così abbiamo fatto. Quindi lo ammetto, sui 4 lotti da circa 100mila euro l'uno c'è stata una forzatura della legge».
Partiamo dall'inizio.
«La ditta Candini, che io ho conosciuto a metà 2008 quando ho assunto il ruolo in Direzione regionale, lavorò qui per la prima volta vincendo nel 2006 una gara pubblica da 130mila euro del ministero, necessaria perché erano caduti pezzi di materiale dalla facciata e dal rosone della cattedrale. Un mese dopo il Capitolo Metropolitano, stazione appaltante privata, ricevette fondi da un altro ente privato come la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e si partì anche con i lavori di restauro su via Lanfranco. In quel caso non c'era obbligo di gara e il Capitolo aveva fiducia in quella ditta. Ricordo che sono accreditati e possono svolgere questo tipo di lavori».
Ma ci sono anche altre ditte accreditate?
«Certo, a Modena ce ne sono tante che lavorano in molte occasioni. Qui si è ritenuto che la Candini svolgesse un buon lavoro ed era necessario salvaguardare l'unitarietà di quanto stavamo facendo. Avevano i dovuti accrediti».
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L'azienda di Claudio Candini e della compagna restauratrice Daniela Bizzarri quali monumenti hanno restaurato prima del Duomo?
«Questo non lo so, io arrivo nel 2008 e li trovo lì, ma faccio verifiche per valutare la qualità del loro lavoro».
Come?
«Andando in cantiere, ma soprattutto chiamando a operare per un consulto l'Istituto centrale del restauro attraverso la direttrice del laboratorio di materiali lapidei. I nostri migliori tecnici di fianco all'azienda, lo feci anche a Palazzo Reale di Milano».
Poi che accadde?
«Constatato che la ditta funzionava e visto che la Fondazione nel frattempo aveva erogato altri 750mila euro, soldi che si aggiungevano ai nostri del ministero, continuammo i lavori. La fondazione poi diede in varie tranches altri fondi mentre noi abbiamo finanziato l'intervento sulle lastre di Wiligelmo e sul protiro. Abbiamo incastrato un cantiere dentro l'altro».
Quindi si usa la Candini per motivi di continuità di lavoro e tutela.
«Esatto, per questo abbiamo evitato le gare successive nel caso dei fondi pubblici».
E non potevate fare una unica gara come accaduto alla Ghirlandina?
«Si tratta di vicende diverse, in quel caso la Fondazione diede fondi unitari perché i tempi erano migliori, noi non li avevamo tutti insieme i fondi per cui la forzatura della legge è stata inevitabile, sennò bisognava interrompere e ricominciare, come ho detto alla Corte dei Conti».
Ora manca l'ultima parte dei lavori sulle absidi.
«Conto si finisca tutto a novembre, poi presenteremo anche uno studio sul Duomo del nostro comitato scientifico. Vorrei terminassero tutte queste polemiche, non certo iniziate da noi».
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