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Vandelli svela la Bper del futuro

di Stefano Turcato
Vandelli svela la Bper del futuro

«Con il nuovo Piano nel 2015 rivedremo la rete distributiva e valuteremo possibili aggregazioni con ruolo da protagonisti»

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Se nella storia recente di Banca Popolare dell’Emilia Romagna Luigi Odorici è stato l’abile traghettatore capace di condurre la nave indenne nella tempesta della recessione, ora il successore Alessandro Vandelli vuole essere il comandante in grado di guidarla fino all’approdo nei porti d’élite. Ora Bper rientra fra le 13 banche italiane comprese nel novero degli istituti di alto livello che saranno sottoposti al controllo della vigilanza unica europea di Bce. Il sogno inconfessato dei vertici della banca modenese, che attualmente è il sesto gruppo bancario italiano, è di compiere, fra qualche anno, un ulteriore salto di qualità ai primi posti della graduatoria nazionale.

Alessandro Vandelli, 55 anni e una lunga carriera in Bper, è da poco il nuovo amministratore delegato della banca. Giusto il tempo di assumere il comando delle operazioni e subito una scelta impegnativa come quella di un aumento di capitale fino a 750 milioni. Di questo e delle prospettive di Bper il nuovo Ad parla con misura ma senza nascondere le comprensibili ambizioni.

«Dopo due settimane - dice Vandelli - siamo davvero soddisfatti di come procede l’aumento di capitale e ottimisti sull’esito dell’operazione».

Qualche maligno dice che l’aumento di capitale nasconderebbe anche la volontà di privilegiare l’ingresso sempre più consistente di fondi di investimento, i cosiddetti investitori istituzionali, a discapito dei piccoli soci.

«Io invece dico che l’aumento di capitale è un’opportunità importante anche per il piccolo socio. Ricordo che l’ultimo aumento risale a 8 anni fa e ora abbiamo scelto il momento giusto, evitando il periodo difficile e più pesante della crisi, sfruttando questa fase di stasi che presumibilmente, speriamo in tempi non troppo lunghi, potrà condurci a una effettiva ripresa. Se, come ritengo possibile, dalla fine di quest’anno i dati macroeconomici potranno ritornare positivi, le banche non potranno che trarne giovamento perchè sono, come logico, estremamente sensibili a queste variazioni. E il mercato, che ora a mio avviso sottovaluta gli istituti di credito, li dovrà premiare. Ora un piccolo socio compra nuove azioni di Bper a 5,14 euro: mi sembra che si possa valutare come un buon investimento. Basti pensare a cosa rende oggi un Btp. Poi si capisce che dove c’è chi vende ci sarà anche chi compra ma non si deve dimenticare che Bper mantiene comunque la propria caratteristica di banca con estrazione creditizia e non finanziaria. Ciò non toglie che anche i grandi fondi e i grandi investitori possano entrare nel capitale della nostra banca. È evidente che le dimensioni crescenti di Bper rendono interessanti le azioni anche per gli investitori istituzionali ma i nostri 88mila soci ce li teniamo stretti. Non c’è ragione di perderli».

Una breve digressione sulla crisi. Vede una via d’uscita?

«Da un andamento a V siamo passati a quello a U: siamo su quella linea orizzontale in basso che caratterizza la lettera U. Una fase di stallo che nel prossimo anno potrebbe portare alla risalita. Un segnale positivo viene dai mutui residenziali, ora in crescita».

Siete da tempo sottoposti allo stress dei controlli per entrare sotto la vigilanza diretta europea poi si potrà pensare al nuovo Piano industriale.

«Ancora due o tre mesi - risponde Vandelli - e a ottobre avremo il responso dopo gli “Stress test”. Siamo 13 banche italiane: chi passa questo esame, direi che lo si possa definire così, vincerà una sfida importante e rientrerà in un ambito di primo livello con una attestazione che diventerà elemento basilare di garanzia per qualsiasi interlocutore. In questo modo il cittadino potrà riavvicinarsi al sistema bancario italiano perché è importante riacquistare quella credibilità che si stava perdendo. Anche se, è bene ricordarlo, le banche italiane, rispetto a quanto accaduto altrove, sono state assistite dal settore pubblico in misura minima».

E quindi dal 2015 si parlerà del nuovo Piano industriale.

«Stiamo avviando questo lavoro e all’inizio dell’anno potremo presentarlo. Non ci sarà dentro di tutto, come a volte accade. Pochi argomenti specifici ma approfonditi e su cui punteremo. Il Gruppo sta cambiando con le incorporazioni che completeremo in questo 2014. Fondamentale sarà la semplificazione della struttura grazie al cosiddetto “digital”, alla multicanalità, con una grande attenzione alla rete distributiva, che deve essere analizzata e razionalizzata. Per una serie di motivazioni a volte si possono creare aspetti distorsivi con vuoti nella rete da una parte e al tempo stesso una filiale per quartiere dall’altra: dovremo rimediare a questi eccessi e si dovrà tenere conto dello scenario che sta cambiando anche nel rapporto diretto con la clientela, che si rivolge sempre più alla multicanalità».

Vandelli non ne parla ma è intuitivo dedurre che la revisione della rete distributiva comporterà necessariamente la chiusura di filiali, eventualmente anche qualche nuova apertura in posti ora scoperti ma in ogni caso con effetti diretti sull’occupazione. Anche perché cambia il modo di fare banca e occorrono in misura crescente nuove professionalità, risorse umane che possano operare nell’ambito “on line”. Va ricordato che il Gruppo Bper complessivamente ora ha 11mila dipendenti e 1.300 filiali. L’Ad Vandelli su questo punto è lapidario.

«Riguardo ai temi dell’occupazione parla in modo eloquente la nostra storia. Questi problemi li abbiamo sempre risolti senza conflitti con grande attenzione e rispetto nelle relazioni con il personale».

Anche nel sistema bancario le dimensioni assumono rilevanza sempre maggiore. Dal 2015 si potrebbero determinare le condizioni per crescere ancora e quindi per valutare possibili aggregazioni.

«Con l’aumento di capitale assestiamo ulteriormente la solidità patrimoniale e con il Piano industriale dovrà migliorare notevolmente la qualità gestionale. Questi due elementi saranno la base per prendere in esame dal 2015 ulteriori aggregazioni. Ci piacerebbe però intervenire con un ruolo da attore principale».

Evidentemente Bper vuole essere protagonista di una scelta di mercato che possa avere sviluppi di grande importanza e che non riguardi soltanto realtà di piccole dimensioni.

«In effetti - chiarisce l’amministratore delegato - credo diventi possibile qualche operazione di aggregazione che sia in grado di modificare in misura sostanziale la posizione del nostro Gruppo nel contesto del sistema bancario. Si può guardare, per fare un esempio, al mondo delle banche popolari ma non soltanto. Ma avremo tempo per fare questo tipo di valutazioni».

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