Lupo Alberto, 40 anni raccontati da Silver
L’animale blu nato dalla fantasia di Guido Silvestri taglia un traguardo storico: «Abitavo in via Monte Sabotino e mi dissero: crea subito un tuo personaggio...»
Se gli chiedete che cosa gli sia passato per la testa quel giorno, ancora non se lo sa spiegare nemmeno lui. Un lupo: «E perché non una volpe?», si ripete oggi. Per di più blu: «Sa, andavano di moda i Puffi».
Anno 1974, 40 anni fa esatti, sul tavolo della sua abitazione di via Monte Sabotino. Inizia lì la grande avventura di Guido Silvestri, in arte Silver, creatore di Lupo Alberto che oggi, appunto, festeggia 40 anni. Ne ha qualcuno di più il suo inventore, modenese classe 1952, cresciuto giovanissimo nello studio di Bonvi, l’autore delle Sturmtruppen. Poco dopo conosce Guido De Maria con cui collabora alla celebre trasmissione Supergulp! Fumetti in tv e il passo verso il successo è breve. Sono gli anni della scuola modenese dei fumettisti. Silver ne è grande interprete con la sua personalità tanto pratica quanto sognatrice, capace di volare con la fantasia al di sopra delle cose reali che hanno segnato l’Italia negli anni. E dall’alto delle sue strisce, con gli occhi del Lupo, ne nasce un ritratto umano a tal punto che la sua creatura diventerà simbolo di una spontaneità tutta italiana, che si sorprende, ma non troppo, e con un velo di amarezza, guarda ciò che gli capita attorno senza la presunzione di avere sempre ragione ma con la libertà di poter dire di aver provato a ragionare con la propria testa. Così, se fosse un regista sarebbe Woody Allen, se fosse un cantautore Francesco Guccini, genio e sregolatezza come tutti i fuoriclasse.
Silver faccia un passo indietro e ci racconti gli esordi.
«Erano i primi anni Settanta, si creava con Bonvi. Mi venne data la possibilità di creare una mia storia, ma c’era poco tempo. Così pescai in tutto il mio percorso e decisi di partire da una fattoria, la fattoria McKenzie, che nasce prima di Lupo Alberto».
Lui quando arriva?
«Stabilmente dalla terza striscia, quando si cercava un personaggio dominante. Non so perché un lupo, tra l’altro dal vivo non lo avevo mai visto. Ma rendeva meglio l’idea dell’amore con la gallina, il tema vero di tutta la saga».
E perché di colore blu?
«Anche qui il caso. In quel periodo andava di moda il bianco e nero, proprio come erano le strisce a cui mi ero ispirato, come i Peanuts. Nel frattempo veniva pubblicato sul Corriere dei Ragazzi, era apprezzato, e venne promosso in copertina. Il colore si rese necessario, non c’era Photoshop e ci fu qualche errore di comunicazione. Io il lupo me lo immaginavo grigio, ma si arrivò al pantone 297».
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Le galline come Marta, però, non si amano per caso.
«È tutto frutto della libertà dell’amore che il Lupo rappresenta. Marta è il prototipo della ragazza emiliana, romantica ma coi piedi per terra, genuina e col sogno della famiglia. La praticità non le manca».
Nemmeno al cane Mosè?
«È il vero rappresentante dell’ordine costituito. Il 1968 era ancora vicino e c’era un rapporto con l’autorità in divisa molto meno mediato rispetto ad oggi. C’era il potere che difendeva gli interessi dello Stato e del padrone, e quasi mai questi coincidevano con quelli della gente».
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Chi è oggi Enrico La Talpa?
«Non si può stare senza il vicino di casa rompiscatole e curioso, ficcanaso e anche un po’ meschino. È il cialtrone del “so tutto io”, che vive nell’ipocrisia dei troppi compromessi».
Com’è cambiato Lupo Alberto negli anni?
«Ho sempre cercato di farlo rimanere uguale, per ridere con intelligenza. Non c’era granchè di autobiografico, se non la volontà di avere un’anima. Purtroppo oggi sono cambiato io, anche se non è detto che questo sia un dato tutto negativo. La fortuna dei personaggi disegnati è che non invecchiano, mentre gli autori sì, eccome. E cambiano».
Quindi Silver com’è cambiato?
«Certe spigolosità della gioventù sono state smussate. Insieme a questo la freschezza e lo sguardo spontaneo sulle cose che mi circondano si è un po' annebbiato. Ho già dato il meglio che potevo. Io nel frattempo, al contrario di Lupo Alberto. mi sono sposato e ho messo su famiglia. Se una volta ci potevamo identificare, oggi siamo due persone diverse. Forse sono più vicino ad Enrico La Talpa».
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Addirittura?
«Non nei suoi messaggi più meschini, ma come sguardo sulla vita, più rassegnato che spontaneo, questo sì».
Il futuro di Silver qual è?
«Da pensionato. Senza la pretesa di buttarmi con un paracadute dalla stratosfera. Mi dedicherò alla famiglia».
Il Lupo andrà in pensione?
«E come fa? La soddisfazione più bella è scoprire quanto ancora oggi Lupo Alberto sia una figura attuale per tanti. Vedere generazioni diverse che si tramandano le pubblicazioni è una grande gioia».
Lupo Alberto è anche segno di civiltà. come nel caso della lotta all’Aids.
«Sono un cittadino come gli altri, ho sempre cercato di mantenermi libero rispetto agli editori. Se avessi disegnato storie di paperi e topolini non avrei avuto la stessa libertà di parlare. Ma non ho mai avuto pretese ideologiche o di partito. Ho sempre e solo cercato di far valere la libertà».
C’è una storia alla quale è più legato?
«Quelle che rappresentano desiderio ed evasione. A 30 anni, con una tua striscia di successo, finisce che ti senti intrappolato. Ricordo col sorriso la serie in cui Lupo Alberto a causa di una giornata piovosa, nascosto in un cespuglio con l’ombrello, prende il volo con una folata di vento e atterra in Oriente dove conosce un cigno del quale si innamora».
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Che fine ha fatto la scuola modenese dei disegnatori sognatori?
«Si è un po’ affievolita e vive il suo momento di difficoltà, È impossibile, come ai tempi di Paul Campani per Carosello, lavorare in gruppo e creare. Oggi i giovani sono soli, non ci sono i mezzi. Servono costanza e fortuna».
Come vede oggi la sua Modena?
«La vedo poco. Manco da anni e ogni volta che torno mi piace tutta. Ci abitano mia madre e i miei fratelli: è una città curiosa e di cultura. Si mangia bene e c’è la nebbia. Di Modena mi piace anche la nebbia...».
@dvdberti
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