Libia, l'ambasciata conferma: rapiti i tre tecnici della Piacentini costruzioni
Da ieri non si hanno più notizie di Marco Vallisa, Petar Matic, Emilio Gafuri impegnati in un cantiere della ditta modenese. Oggi la conferma sono in mano a banditi che li hanno prelevati Al Zawra dove si trovano gruppi che controllano il traffico di immigrati
E' arrivata la conferma ufficiale. I tre cittadini europei, tra cui un italiano, che lavorano in Libia per la ditta Piacentini Costruzioni, di Modena, sono stati probabilmente rapiti: la conferma arriva stamane da un funzionario del governo libico, citato dall'emittente satellitare al Arabiya.
Tre dipendenti della Piacentini costruzioni, la ditta edile guidata da Dino Piacentini e che ha sede a Montale di Castelnuovo, sono misteriosamente scomparsi da ieri mattina in Libia. Si tratta di un tecnico italiano, l’ingegnere Marco Vallisa di Cadeo, nel Piacentino, e di due colleghi, il bosniaco Petar Matic e il macedone Emilio Gafuri: la vicenda ha come teatro la città costiera di Zuwara, nell'ovest della Libia, dove la Piacentini Costruzioni, assieme a diverse imprese del collegio edili Aniem di Apmi, sta lavorando per la ricostruzione e l’ammodernamento del porto libico di Al Zawra, nei pressi del confine tunisino, per un importo che si aggira intorno ai 37 milioni di euro.
Tra le ditte impegnate la Granulati Donnini spa di Modena e la Cesare Turchi di Rubiera. Per la gestione della commessa il management e la direzione tecnica sono italiani, mentre le maestranze sono state reperite in loco. La notizia della scomparsa, è stata inizialmente diffusa dal Libya International Channel che ha da subito ipotizzato un rapimento, poi la scomparsa è stata poi confermata dalla Farnesina : “tenico italiano irreperibile”.
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L’imprenditore Dino Piacentini, non appena ha saputo della misteriosa scomparsa, ha avvisato la Farnesina e ora il tutto viene gestito da Roma. Veniamo ad una prima ricostruzione di ciò che sarebbe avvenuto ieri mattina: il piacentino Vallisa, 53 anni ed esperto di costruzioni era con altri due colleghi, il bosniaco Petar Matic e il macedone Emilio Gafuri, al momento della scomparsa avvenuta nella città costiera di Zuwara, una città nota per il traffico illegale di immigrati e dalle cui coste tentano di emigrare migliaia di clandestini verso l'Europa. Vallisa era da circa tre mesi impegnato in Libia per la realizzazione del porto.
I tre sono stati visti l'ultima volta ieri mattina da un altro gruppo di dipendenti. Da allora si sono perse le loro tracce, riferiscono fonti della ditta a Tripoli all’Ansa.
La loro macchina di servizio è stata ritrovata di fronte casa e al momento non ci sono notizie più concrete sulla loro sorte mentre crescono i timori di un rapimento. Ma, come ha affermato lo stesso Dino Piacentini, alla ditta non sono mai arrivate rivendicazioni, nè richieste di riscatto.
«Abbiamo provato numerose volte a contattarli ma i cellulari risultavano prima irraggiungibili poi spenti», riferiscono da Tripoli.
Intanto le autorità di Zuwara si sono attivate nella ricerca degli operai e avrebbero anche fermato alcune persone che potrebbero essere probabili sospetti, ma per ora niente di concreto.
Dalla rivoluzione del 2011 che ha deposto Muammar Gheddafi, la Libia è teatro di rapimenti quasi giornalieri di membri delle forze di sicurezza, attivisti, giornalisti, giudici libici ma anche civili e stranieri, spesso perpetrati a scopo di riscatto.
Come ricorda l’Ansa, da marzo non si hanno notizie di un altro italiano scomparso invece nella città orientale di Tobruq, Gianluca Salviato, un tecnico della Enrico Ravanelli. Da allora si teme per la sua vita anche perché l'uomo, diabetico, ha bisogno di insulina. Nella stessa regione, la Cirenaica martoriata da scontri, attentati e sequestri quasi quotidiani, altri due operai italiani furono invece rapiti il 17 gennaio vicino Derna e liberati 20 giorni dopo.
Se i timori della prima ora, quelli del rapimento, fossero confermati salirebbero a quattro gli italiani nel mondo di cui si sono perse le tracce. Oltre a Vallisa e Salviati non si sa più nulla neanche di Giovanni Lo Porto, sparito da tre anni in Pakistan e Padre Dall'Oglio, in Siria, di cui non si ha più notizia da tempo.
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