Casalesi, sequestrati due appartamenti
La Dia di Napoli mette i sigilli agli alloggi a Cavezzo che rientrano tra i beni per 100 milioni del “re del calcestruzzo” Letizia
CAVEZZO. Due appartamenti a Cavezzo sono i beni modenesi che rientrano tra quelli per 100 milioni sequestrati dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - su disposizione della Dia di Napoli - ad Antonio Letizia, 67 anni, imprenditore casalese del settore calcestruzzi, ritenuto dall’Antimafia una figura di primo piano nel settore economico del clan Schiavone.
In particolare, gli immobili ora sotto sequestro preventivo su ordine del direttore Dia di Napoli Arturo De Felice sono intestati a una figlia dell’arrestato, Giuseppina Letizia: sono un appartamento di otto vani con box auto in via Cavour e un appartamentino attiguo con box auto.
Letizia ha scelto proprio la provincia di Modena per acquistare immobili, come forma di investimento, quasi certamente perché la figlia è residentenella Bassa. Resta il fatto che ancora una volta un importante elemento che gravitava attorno ai casalesi, stando alle indagini dell’Antimafia, aveva scelto la Bassa modenese per trovare una seconda sede dopo la sua zona (Mondragone e Casale dei Principi). Alfonso Letizia era il punto di riferimento degli Schiavone, secondo l’ordinanza della Dia, perché metteva stabilmente a disposizione della “famiglia” i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall'organizzazione mafiosa, l'ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano. In sostanza, «avvalendosi della capacità di assoggettamento e intimidazione derivante dal vincolo associativo», i casalesi imponevano sui cantieri controllati le forniture di calcestruzzo provenienti dalle loro aziende (in provincia di Caserta a partire dall'anno 2000) imponendo uino sconto sul materiale e non in denaro. Al pari degli altri imprenditori campani coinvolti, Letizia aveva un “dare” e un “avere”: il suo mercato, cioè, veniva definito dalle attività e dagli interessi del sodalizio camorrista che lui stesso retribuiva. Dato caratteristico della figura del Letizia, scrive la Dia nell’ordinanza, è «la capacità di costruire e mantenere rapporti di cointeressenza e reciproco vantaggio sia con il clan dei casalesi, sia con quelli operanti nella zona mondragonese ove egli abita». Insomma, secondo i magistrati napoletani Alfonso Letizia era addetto a tirare le fila dell'intero omonimo gruppo imprenditoriale. Aveva deciso di operare nel settore estrazione inerti, gestione cave e calcestruzzo. Ha acquisito i siti nei quali estraeva e vendeva, ha costituito le società che nel corso degli anni si sono avvicendate nello stesso ambito imprenditoriale, ha coinvolto i figli intestando loro quote sociali e anche gli immobili ora sequestrati, beni per un valore di 100 milioni, compresi quelli di Cavezzo.
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