«Non sono stato io a riaprire la moschea»
Il sindaco insiste nella difesa, accusa il centrodestra ma chiama in causa anche la sanatoria di Pattuzzi
«Una cosa deve essere chiara: dal momento del mio insediamento non è stato fatto alcun atto che consenta al luogo di culto di via Cavour di riaprire i battenti; tutti i documenti, gli stessi che i Sassolesi riceveranno con la loro richiesta di accesso agli atti sono relativi al periodo in cui Luca Caselli era sindaco, Claudio Corrado assessore e Camilla Nizzoli consigliere di maggioranza».
Dopo l'ennesima raffica di accuse da parte della minoranza per la riapertura della moschea di via Cavour, Claudio Pistoni prova a fare chiarezza.
«Il solo certificato di Conformità edilizia e agibilità, è stato rilasciato il 9 luglio come prescrive la legge regionale. L’ex sindaco mi accusa di aver annunciato il 25 giugno, nel corso del primo consiglio comunale, un atto datato 26 giugno. Ma quello datato 26 giugno non è un atto che riapre via Cavour, è una relazione tecnica realizzata su mia richiesta dagli uffici competenti in cui si fa la cronistoria dettagliata dell’immobile».
«Non si tratta dell’apertura di una nuova moschea, ma dell’agibilità di un fabbricato esistente. L’immobile di via Cavour 68 è destinato a luogo di culto dal 22 giugno 2009, attraverso una sanatoria effettuata dalla giunta Pattuzzi, costata all’associazione Islamica circa 70mila euro: la giunta Caselli nei suoi cinque anni ha solo contestato interventi o abusi edilizi e la relativa agibilità, con ricorsi alla magistratura amministrativa, ottenendo una chiusura temporanea di pochi mesi. Nizzoli sostiene che il Consiglio di Stato aveva riconosciuto l’inagibilità della struttura. Tutto falso: il Consiglio di Stato ha affermato che la comunità Islamica non poteva rientrare in via Cavour senza aver presentato la richiesta di rinnovo dell’agibilità; cosa che ha appunto fatto il 16 aprile. I tecnici hanno concordato un sopralluogo il 27 giugno scorso e nella giornata dell’8 luglio l’hanno effettuato non rilevando nulla d’irregolare – ma se in futuro trovassimo nuove irregolarità interverremmo».
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