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Pd invoca le primarie Bonaccini: «Abbiamo diverse soluzioni»

Da tutta l’Emilia-Romagna arrivano richieste per avviare una consultazione sui candidati per il ruolo di governatore

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Vasco Errani, presidente dimissionario dell'Emilia-Romagna, nel palazzo che ha governato per 15 anni non si è visto neanche ieri.

È restato a casa, a Ravenna, forse a limare la lettera con cui saluterà l'Istituzione. Fuori dalla Romagna, invece, a dominare la giornata è stato il chi e il come sarà a correre per la sua successione.

Con un «primarie sì, primarie no» andato via via sciogliendosi dopo una mattinata di contrapposizioni. Il colloquio di ieri a Roma con Matteo Renzi è stato diviso in due. Con il presidente del Consiglio è servito per decidere come proseguire nella ricostruzione post-sisma: Errani si è sfilato da un suo possibile rinnovo nella carica di commissario (le dimissioni dalla Regione automaticamente si estendono a questo ruolo), perchè non vuole sembrare attaccato a posizioni di potere. Il più è già fatto e di atti sostanziali (risarcimenti per persone, case, imprese) mancano ormai solo quelli per il patrimonio monumentale: un suo addio non mette a rischio il lavoro fatto. Con il Renzi segretario del suo partito, Errani ha parlato di come muovere il Pd in vista del voto anticipato. L'ipotesi di un nome forte - Graziano Delrio, su tutti, ma c'è anche chi ha citato il ministro Poletti o, in una rassegna degli emiliano-romagnoli di peso (in cui a contare sembra essere più la geografia che le reali chance), Dario Franceschini - sembra indebolirsi: Delrio è troppo importante per Renzi, ha in mano partite troppe grosse. Per riempire un buco, che l'ex sindaco di Reggio riempirebbe agevolmente, rischierebbe di aprirsene un altro. Il toto-nomi è comunque mutevole. Chissà. Per certo, la nota con cui il segretario regionale e membro della segreteria nazionale Stefano Bonaccini parla del non-timore delle primarie nel Pd (pur ricordando i casi, alla Chiamparino, di candidati 'designatì per spessore politico) appare come un semaforo verde per una corsa a più nomi. Un pronti-partenza (manca solo il via) su cui difficilmente Renzi non è stato sentito. Ai nastri potrebbe esserci proprio lui, Bonaccini. Ma «per fortuna ne abbiamo diverse di soluzioni eccellenti», ha scritto su twitter lo stesso segretario regionale rispondendo a un suo fan che lo lanciava, «ora tocca a te». Le altre 'soluzionì, di cui si parla, sono, nell'ordine, l'ex presidente dell'assemblea legislativa, e ora deputato, Matteo Richetti; il sindaco di Imola, Daniele Manca; l'ex primo cittadino di Forlì, Roberto Balzani; e l'attuale vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera.

Saliera, cuperliana, in mattinata era stata la portavoce del fronte del no alle primarie, auspicando una soluzione condivisa, un nome su cui convergere. Dall'altro lato, il renziano Zacchiroli su Facebook si era appellato direttamente a Renzi, chiedendo il voto del popolo del centrosinistra e raccogliendo il like anche della sorella del premier, Benedetta Renzi. Quindi il fronte delle primarie si è via via allargato: prima il sindaco di Bologna Merola; poi i senatori dell'Emilia-Romagna, per cui la situazione di emergenza non giustifica il no alle consultazioni. Ma, anzi, ne rafforza l'esigenza. Sabato mattina, dopo la direzione regionale chiamata a gestire questa fase (e a rinviare inevitabilmente il congresso in programma ad ottobre), forse le certezze saranno maggiori.

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