«Servizi e case popolari: più punti ai residenti»
Le storie emblematiche dei coniugi Tufano, sempre sorpassati in graduatoria, e di Yuri
Lui è pensionato, lei è invalida con 13 operazioni subite alle gambe ed ancora lontana dal pensionamento, ma per un soffio ogni anno si vedono sfuggire l'alloggio popolare. Purtroppo una storia ordinaria, ma i consiglieri comunali Andrea Galli (Fi) e Giuseppe Pellacani (Udc) partono dal caso emblematico dei coniugi Pasquale e Elisabetta Tufano, insieme a quello di Yuri Corda, per lanciare la proposta depositata ieri in consiglio comunale. «Con il nostro ordine del giorno chiediamo che le risorse pubbliche vengano utilizzate in modo più equo, e per farlo il Comune dovrebbe dare un punteggio supplettivo a chi è residente a Modena da almeno 10 anni nelle graduatorie di case popolari, asili e altri servizi sociali. Se non si usano questi criteri, l'ultimo che arriva beneficia dei contributi pubblici a dispetto di chi ha lavorato per una vita, pagato le tasse e che fa fatica ad arrivare a fine mese. Come l'esempio dei coniugi Tufano, uno dei tantissimi casi, che però non riescono ad accedere alla casa popolare solo per pochi punti», spiega Galli. Pellacani aggiunge: «Durante la campagna elettorale non abbiamo presentato questa proposta per non cadere in facili strumentalizzazioni. Ora ci dedicheremo con uno studio approfondito per trovare un metodo che non aiuti sempre gli ultimi arrivati». E i due consiglieri tirano fuori l'esempio del comune di Treviso: «Ce ne sono sono tanti in Italia, ma in quella città, nel bando di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale, danno 2 punti ad anziani soli o in coppia con più di 65 anni e residenti da almeno 12 anni; e 6 punti a richiedenti residenti all'interno del comune da almeno 12 anni». Oltre ai Tufano, i due consiglieri portano all'attenzione il caso di Yuri Corda, ragazzo modenese affetto da sclerosi multipla, che racconta la sua storia: «Ho la pensione minima di 278 euro. Per 4 anni mi hanno dato l'accompagnamento e riuscivo a mettere insieme 750 euro, ma adesso me lo hanno tolto perchè all'Inps mi hanno detto che riesco a camminare. Per farlo però devo usare il deambulatore. Chiedo alle istituzioni di trovarmi un lavoro o di accedere ai servizi sociali per riuscire a sopravvivere, ma tutto questo lo trovo ingiusto».
Marco Amendola
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