Ladri d’arte tentano colpo alla Pomposa
Il responsabile vede due giovani e li mette in fuga. Nel mirino la “Madonna della Scala”, tela cinquecentesca catalogata
In pieno centro, a metà pomeriggio, un pezzo d’arte e di storia della nostra città, una immagine sacra venerata per secoli stava per finire arrotolata dentro ad uno zaino e da lì probabilmente arrivare in casa di qualche collezionista senza scrupoli se il furto era su commissione. Se invece i ladri erano due balordi, dotati comunque di una discreta tecnica e di “occhio” artistico, allora la tela avrebbe fatto poca strada: la Madonna della Scala, opera cinquecentesca, un quadro di modeste dimensioni ma di cospicuo valore (parecchie migliaia di euro) è catalogata e conosciuta a livello internazionale.
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Un furto sventato per caso, solo perché nella chiesa della Pomposa, o meglio nella chiesa di Santa Maria della Pomposa, che affaccia sull'omonima piazza di Modena, si trovava all’interno il responsabile, era nei pressi dell’altare. Ha sentito qualcosa, i ladri, che erano entrati forzando la porta principale, hanno capito che c’era qualcuno e hanno desistito quando ormai avevano staccato il quadro. E così sono fuggiti a mani vuote. Il professor Marzio Ardovini, il responsabile, il gestore della chiesa spiega: «L’altro pomeriggio, verso le 16, era sceso nuovamente in chiesa dopo essermi assentato una quindicina di minuti perché ero salito sopra, in casa. Ero nei pressi dell’altare quando ho sentito strano scalpitio in chiesa, ho guardato dalla tenda e ho visto due che si sono accorti di essere stati visti e si sono allontanati rapidamente. Istintivamente sono uscito dalla zona dell’altare per rincorrersi perché avevo capito che c’era qualcosa che non andava ma era troppo tardi, i due erano ormai già fuori dalla chiesa e si sono dileguati in pochi secondi».
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«Sono riusciti a smontare, anzi a spostare la tela più grande e a sfilare dal di sotto la tavola cinquecentesca della Madonna della scala». Infatti c’è un grande quadro, una tela ottocentesca del Magnanini raffigurante San Luigi e Santa Lucia, in mezzo al quale, come sovrapposto, c’è il quadro nel mirino dei ladri. «La Madonna della scala - spiega il responsabile della chiesa - era venerata ed esposta nel chiostro del monastero di San Paolo, era un quadro famoso a Modena e la monache celebravano una festa molto sentita. Quando fu soppresso il monastero di San Paolo l’ultima badessa affidò alla Confraternita di San Sebastiano, che gestisce questa chiesa dalla fine del Settecento, con la promessa di esporla in un altare a parte ed è quello che la Confraternita fece ed è venerata qua da allora».
«Ora il quadro l’ho messo in cassaforte, con la sua bella ghirlanda di fiori, classico motivo fiammingo. Questa è una chiesa privata della Confraternita di San Sebastiano, la struttura è in usufrutto perpetuo dalla confraternita che con grandi sacrifici la tiene aperta. Non è parrocchiale, non ci sono messe. Io c’ero e ho potuto sventare questo furto, ma tante chiese non si possono permettere il sagrestano perché non ci sono i mezzi necessari. E allora sono a rischio i nostri tesori, le bellezze artistiche che sono di richiamo per il turismo, un patrimonio della nostra città».
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