Gazzetta di Modena

Modena

Scoperta una frode fiscale da 100 milioni

di Stefano Totaro
Scoperta una frode fiscale da 100 milioni

Nel mirino della Finanza due ditte di imballaggi in plastica: un giro di false fatture e di aziende fittizie per eludere l’Iva

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Le Fiamme Gialle modenesi stavano mettendo sotto torchio i conti di una ditta della Bassa che si occupa di imballaggi quando si imbatterono in una borsa. Una classica borsa portadocumenti che apparteneva all’amministratore della ditta in questione. Quella borsa era una cornucopia: spuntano fatture, assegni con cifre anche da un milione, documenti che testimoniavano giri di affari e soprattutto nomi di ditte, di persone, di traffici. E così la macchina della Finanza modenese si mise più che mai in moto e alla fine, dopo tre anni di indagini e ricerche, ecco che è venuta alla luce un’evasione fiscale da quasi 100 milioni, è stato stroncato un sodalizio criminale che operava nella Bassa, nel Nord Italia e all’estero, sono finte nel mirino sei aziende (fisicamente vere e non fittizie) e oltre venti persone sono state denunciate. Tutto, come detto, partì dalla verifica fiscale nella ditta della Bassa e dal controllo specifico nei confronti dell’amministratore, un uomo di mezza età, che, nonostante avesse tutti quei documenti relativi a tante imprese, non figurava mai in nessuna di esse nè aveva incarichi in esse. Da qui la Finanza ha scoperto una cosiddetta “frode carosello”, ovvero una evasione condotta con elusione e finti crediti di Iva, in altre parole ancora una frode che si basa sulla la creazione di attività economiche fittizie al fine di ottenere crediti di imposta con profitti per centinaia di milioni di euro.

In sostanza, si creava un pool di aziende esistenti solo sulla carta (Lombardia, Veneto, Lazio, Abruzzo e Puglia) che movimentavano, facevano spostamenti, import-export di merce solamente in modo virtuale (operazioni di trading). Con questo sistema si frodava l’Iva, andando a credito ed evadendo così per milioni di euro. Le indagini si sono spostate, ma non di tanto, sempre nella Bassa modenese, in un’altra ditta che si occupa sempre di imballaggi di materie plastiche. La Finanza ha trovato «notevoli discordanze fra il volume d’affari dichiarato e quello constatato in diverse annualità ed incapacità della parte di fornire adeguate giustificazioni al riguardo; sospette compensazioni di debiti e crediti con società italiane ed estere, utilizzate frequentemente per il regolamento finanziario di numerose operazioni commerciali; fatture ricevute ma non annotate negli appositi registri».

Ma soprattutto la Finanza ha constato che «la società ha, tra l’altro, operato quale emittente ed utilizzatore di fatture per operazioni inesistenti, perpetrando una rilevante frode in materia di Iva (false compensazioni nei pagamenti all’erario, false dichiarazioni d’intento, l’uso di “esportatori abituali” per poter effettuare gli acquisti in esenzione dell’Iva).

La seconda verifica ha riguardato, invece, un’ulteriore società fittiziamente trasferita a Londra ma “di fatto” operante in Italia. La stessa, infatti, era effettivamente gestita da un soggetto modenese pur avendo un cittadino venezuelano quale “testa di legno” nel ruolo di rappresentante legale. Questa società sarebbe stata utilizzata dall’organizzazione criminale come un « terminale ultimo per monetizzare le disponibilità di denaro provenienti dal sistema truffaldino realizzato, successivamente utilizzate dai promotori della frode per l’acquisto di quote societarie e/o conferimenti di capitale nelle società a loro riconducibili».

Dopo tre anni di indagine ecco “il bottino” nella rete della Finanza: è stata accertata l’omessa dichiarazione di componenti positivi di reddito per oltre 98 milioni di euro e l’omessa dichiarazione di Iva per oltre 13 milioni di euro. Inoltre, è stata constatata l’emissione di fatture per operazioni inesistenti pari ad oltre 250 milioni di euro e l’utilizzo di fatture false pari ad oltre 225 milioni di euro.

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