«Assurdo, era in crisi ma pareva sereno»
Al Bar Rosa i conoscenti dell’artigiano stupiti della sua criminale reazione. «Un uomo irreprensibile»
Bar Rosa, un locale in una struttura post-terremoto in una zona piena di casette simili che sta ridando vita a un quartiere duramente colpito. Ai tavoli si gioca a carte in silenzio. La notizia che l’omicida suicida del quale si parla nei telegiornali sia Carlo Ghidoni ha lasciato un segno. Lo conoscono tutti a Concordia. La sua immagine pubblica è quella di un uomo che, anche se in crisi negli ultimi tempi, era considerato al di là di ogni critica. «Carlo era a scuola con me - spiega Caludio Gavioli - cosa devo dire? Mi pare incredibile. Era uno di noi, anche se ci vedevamo poco e negli ultimi anni frequentava meno il paese». Giancarlo Musi è stupito: «L’ho visto questa mattina. Aveva passato la settimana a imbiancare la casa dei genitori, due persone d’oro. Stamattina aveva finito di tinteggiare e girava con il suo cane. No, non era una persona nervosa. Non aveva mai dato segni di squilibrio. Era un tipo a posto. Non ho parole. Faccio fatica a crederci». Anche Giovanni Malvezzi lo ricorda come un uomo posato: «Girava spesso con i genitori anziani. Li portava in un circolo di Vallalta e prendeva sempre un caffè e faceva due chiacchiere. Non mi è mai parso strano».
L’opinione di quelli del bar Rosa è simile tra i tanti che lo conoscevano. Si sapeva che negli ultimi tempi aveva vissuto momenti difficili a causa della crisi, come tanti a Concordia, ma la sua immagine pubblica restava solida: quella di un cultore di arti marziali che nonostante tutto sapeva maneggiare con serenità una situazione difficile. Non era certo un gradasso oppure un pistolero. Eppure, qualcosa non torna. Lo indicano i suoi messaggi Facebook e soprattutto la testimonianza dei genitori della vittima. Ghidoni faceva fatica a riscuotere i soldi. Lo aveva raccontato in giro ma nessuno oggi ne parla.
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