Studi al Vallauri, poi elettricista e la passione per le arti marziali
Un’attività intensa, risultati significativi nelle discipline aikido, kobudo, ninjutsu e il titolo di maestro Una relazione sentimentale finita e i problemi sul lavoro le due possibili cause scatenanti della follia
CONCORDIA. Una reputazione apparentemente irreprensibile, di persona altruista, impegna per gli altri, dotata di forte autocontrollo, ma, soprattutto negli ultimi mesi, gravata dal peso enorme di una crisi profonda dovuta probabilmente a due cause scatenanti: da un lato la fine di una relazione con una donna, dall’altra i numerosi clienti che non lo pagavano e l’avevano fatto sprofondare in una situazione economicamente difficile. Queste, tratteggiate per sommi capi, le caratteristiche di Carlo Ghidoni, l’uomo che ieri mattina ha ucciso Amos Bartolino e stava tentando di assassinare un altro uomo, per poi togliersi la vita.
La vita di Ghidoni si intreccia profondamente con Carpi: risulta intestatario di un magazzino in via Giotto e di una abitazione in via Molise, che si aggiungono a un ulteriore indirizzo in via Toscanini a Concordia, presso i genitori. Nei primi anni Novanta Ghidoni risultava anche intestatario di un indirizzo a Soliera, al civico 96 di via Ragazzi del ’99.
A Carpi Ghidoni ha studiato, diplomandosi al Vallauri, scuola che ha dato vita a generazioni di tecnici elettricisti, specializzazione divenuta la sua professione principale. Sempre a Carpi aveva convissuto con una donna per anni, per poi ritornare a vivere a Concordia, che gli aveva dato i natali il 13 giugno del 1963.
Ghidoni sapeva usare bene le armi da fuoco: deteneva legalmente la Glock calibro 9 da quando, ormai parecchi anni fa, aveva fatto la guardia giurata. Non l’aveva mai utilizzata in modo irregolare. Il 51enne era nato a Mirandola e molti lo ricordano per la sua grande passione per le arti marziali. Ghidoni aveva iniziato a praticare karate a 7 anni, nel 1970, sotto la guida dei maestri Franco Tavoni, Antonio Maltoni e Vero Freschi. A soli 14 anni si distingue nelle gare di kata prima e, successivamente, nel kumitè a 16 anni vince il titolo italiano nelle competizioni interstili. Nel 1980, a Prato, consegue il grado di primo Dan con il maestro Murakami, per poi conseguire nel 1981 la qualifica di Istruttore federale di Karatedo Shotokai.
Nel 1988, dopo la scomparsa del maestro Murakami, decide che per continuare a migliorare e progredire, deve cercare un nuovo maestro giapponese e sceglie di seguire gli insegnamenti del maestro Atsuo Hiruma. Durante gli anni segue parallelamente altre discipline marziali con l’obiettivo di migliorare il proprio bagaglio tecnico e conoscere più profondamente anche altre discipline. Non mancano i risultati e consegue il primo Dan di aikido, il primo dan di kobudo, la qualifica di istruttore di ninjutsu. Pratica anche i taiji quan prima con il maestro Dante Basile, e poi sotto la guida del maestro Flavio Daniele presso la scuola Nei Dan di Bologna. Ghidoni aveva scalato la vetta dei riconoscimenti, ottenendo il grado di quarto dan, conseguito a Rimini nel 1995, in seguito all’esame sostenuto dinanzi al maestro Hiruma, e con qualifica di maestro. Carlo Ghidoni era anche il segretario dell’“Italia Shotokai Karatedo”.
Una carriera verso le vette più alte delle arti marziali, carriera che sarebbe scandita dal profondo autocontrollo che queste impongono: Ghidoni completava con messaggi inneggianti alla pace le comunicazioni che inviava periodicamente a chi seguiva le tante attività che coinvolgevano anche bambini. «L’ho sentito poche settimane fa per l’ultima volta - ricorda il maestro Luca Lombardi, consigliere dell’associazione internazionale di arti marziali Iskdo, di cui lo stesso Ghidoni era consigliere - Stava attraversando un periodo difficile a causa della crisi economica. Ma non aveva mai dato segnali di stranezze o di intenso nervosismo. Era un uomo preso dalle mille difficoltà della quotidianità così come tanti altri. Ma non avrei mai pensato che potesse commettere un gesto tanto efferato».
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