«Tre spari nel silenzio Poco dopo altri due colpi»
La vicina Consiglia Nutile: «Pensavo a cacciatori poi ambulanze e carabinieri...» L’incredulità di chi abita a poca distanza dalla casa e conosceva il 51enne
Tre spari. Poi il silenzio. Poi altri due colpi. Quindi l’incredulità. Lo sgomento. La commozione. I vicini lo descrivono come un tipo riservato e tutto sommato senza particolari problemi economici. Non riescono a capacitarsi, interrogandosi per immaginare quale motivo possa aver indotto l'elettricista Carlo Ghidoni ad uccidere il primario oculista Amos Bartolino.
Appassionato di karate, Ghidoni viene dipinto da tutti come un instancabile lavoratore. «Lo vedevamo arrivare tutte le domeniche, persino per Pasqua e a Natale - spiega Giuseppe d'Ambrosio, che abita a pochi metri dal luogo del delitto - Personalmente ho avuto a che fare con lui un paio di mesi fa, quando lo chiamai per installare il cancello automatico. Un lavoro svolto in maniera seria ed impeccabile». «A differenza di mio marito, ero sveglia nel momento in cui si è concretizzato l'omicidio - interviene la moglie, Consiglia Nutile - Verso le 9 ho sentito tre spari, a cui circa un minuto dopo ne sono seguiti altri due: inizialmente pensavo fossero opera dei cacciatori che abitualmente girano in zona, ma quando ho visto carabinieri ed ambulanza fermarsi nel cantiere a fianco ho realizzato subito che si fosse trattato di qualcosa di grave. Quanto è accaduto è incredibile. Assurdo». Ghidoni, elettricista, stava infatti svolgendo alcuni lavori presso l'abitazione (da un paio d'anni in fase di restauro) di proprietà di Bartolino. Ieri mattina i due si erano accordati per un incontro: non si sa se l'omicida si sia presentato all'appuntamento già con l'intenzione di uccidere oppure se la discussione sia presto degenerata in omicidio, fatto sta che nessuno avrebbe mai creduto tra chi lo conosceva in zona e lo stimava che Ghidoni potesse rendersi protagonista di un delitto così efferato.
Residente a Carpi, figlio unico, l'artigiano era ugualmente conosciuto in paese grazie alla madre, che a suo tempo faceva l'infermiera presso l'ospedale di Concordia, chiuso già da diversi anni. Anche Lorella Tassinari e il marito Maurizio Besutti, che vivono in zona da oltre 20 anni, stentano a crederci. «Il vecchio proprietario anni fa aveva avuto diversi problemi con l'abitazione, tanto che una volta prese fuoco il camino, il muro si impregnò di fumo e la casa restò inagibile per diverso tempo. Decise dunque di venderla, e Bartolino si fece avanti. Personalmente non conoscevamo la vittima, dato che veniva da fuori, ma passando per la via avevamo notato che l'abitazione negli ultimi due anni stava lentamente prendendo forma: prima il rifacimento del tetto, poi gli interventi sui muri, infine quello dell'elettricista. Anche noi eravamo soliti vedere Ghidoni recarsi presso il cantiere in cui si è svolto l'omicidio. Mese dopo mese la casa stava finalmente rinascendo...».
I carabinieri, intervenuti sul posto insieme al magistrato Lucia de Santis ed agli esperti del Ris, hanno poi interrogato a lungo Fabrizio Furgeri, il vicino che abita nella casa adiacente al cantiere, in via Chiaviche 16. Furgeri ha subito dichiarato di aver udito dapprima le urla tipiche di un'accesa discussione, seguite da alcuni spari. Dalla sua testimonianza si spera dunque di avere qualche dettaglio in più sulle dinamiche dell'omicidio-suicidio.
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