«Amos era tormentato da quell’uomo»
Il prof delle medie da sempre in contatto con l’oculista: «Ghidoni gli fece una telefonata irritante»
Il professore e l’allievo prediletto: un rapporto d’amicizia e stima reciproca che andava avanti da quasi quarant’anni, interrotto per un assassinio inconcebile, ma forse neppure così troppo sorprendente.
C’è anche quest’aspetto nella straziante storia di Amos Bartolino, studente da «dieci e lode» come lo definisce il suo insegnante d’italiano e storia alle Medie “Galileo Galilei”, frequentate dal futuro oculista di fama quando viveva con i genitori e la sorella in via Accursio da Reggio, cioè nella casa del quartiere Santa Croce ancor oggi abitata dai familiari.
«Dire che sono sotto shock è poco» spiega commosso alla Gazzetta il professore in pensione che chiede l’anonimato perché non ama avere i riflettori addosso. Ma di cose da dire ne ha parecchie.
Aveva incontrato Amos e il figlio diciottenne Nicolò una quindicina di giorni fa («Era contento per il rendimento scolastico del figlio»), mentre di un mese fa l’insegnante ricorda una telefonata sul cellulare ricevuta in sua presenza dal medico.
Uno squillo che ora fa venire i brividi, perché l’oculista era stato chiamato da Carlo Ghidoni, cioè l’uomo che domenica mattina l’ha ammazzato...
«Parlavano della casa colonica in ristrutturazione a Santa Caterina di Concordia e specificatamente di pavimenti, di materiali da scegliere, di denaro. Avevo sentito Amos irritato, si capiva che era tormentato da quell’uomo. Conoscendo Amos, persona generosa ed aperta, sarebbe stato comunque vicino a quell’uomo. Aveva un carattere forte, deciso, ma non tendeva al conflitto, cercava sempre una soluzione».
Dalla telefonata che “letta” ora lascia sgomenti, ai ricordi dell’allievo delle Medie: «Uno studente partecipe, studioso, attento - rimarca il professore - con una grande memoria e una capacità d’acquisizione eccezionale. E quel ragazzino di 12-13 anni ne ha poi fatta di strada. Una carriera che ho seguito con interesse ed orgoglio. Siamo sempre rimasti in contatto, poi era diventato l’oculista di riferimento per la mia famiglia. Una persona molto matura - conclude - decisa nelle proprie idee. Ora questa tragedia assurda...».
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