I genitori di Ghidoni sotto choc: «Carlo era esasperato dal lavoro»
Antonia e Gianfranco cercano di capire le cause che hanno portato il figlio ad impugnare la pistola «Venerdì ha ricevuto tantissime telefonate dal medico, non ce la faceva più, ma ha sbagliato»
CONCORDIA. «Domenica mattina Carlo è venuto qui da noi, con la cagnolina Kitty. Veniva a mangiare da noi tutti i giorni, perché uno che non lavora o che non viene pagato mica si può permettere i pasti tutti i giorni… E adesso, invece, l’abbiamo appena visto, a Modena, con quel foro alla tempia ricoperto da un cerotto…». I genitori di Carlo Ghidoni, Gianfranco e Antonia sono logorati dal dolore e non riescono ad accettare che il loro figlio, “quello che non dava mai segnali di violenza”, abbia compiuto un crimine tanto efferato.
«Ce l’hanno fatto vedere all’ospedale a Modena - prosegue il padre, Gianfranco, 82 anni, mentre coccola Kitty, la cagnolina affidata da Ghidoni ai genitori prima di raggiungere il luogo del delitto - Lui non ha fatto certamente una cosa bella: doveva avere addosso un’esasperazione enorme. Ha sempre lavorato sodo, sia in palestra, dove andava da quand’era piccolissimo, sia come elettricista, il lavoro per cui aveva studiato. Carlo è stato rigoroso anche durante il servizio militare che ha svolto a Siena come paracadutista. Veniva qui a portare il cane e lo ritornava a prendere alla sera. Recentemente aveva lavorato anche per la festa dell’Unità a Carpi, città dove viveva, anche se non sappiamo l’indirizzo preciso del suo appartamento. Con me non parlava mai delle sue difficoltà, era più legato a mia moglie e fin da ragazzino era abituato a confidarsi con lei».
Ed anche mamma Antonia, la sua confidente, non riesce a rassegnarsi mentre stringe tra le mani copia di quella lettera testamento che il figlio ha indirizzato ai genitori. Non riesce a capire le ragioni di quel gesto compiuto da un figlio che non aveva dato un minimo segnale di cedimento nell’autocontrollo. «Ha convissuto quattro volte. Con l’ultima, una donna di Moglia, è durata quasi dodici anni - ricorda Antonia - Nella lettera che mi ha lasciato venerdì e che poi abbiamo trovato domenica. A dire il vero la lettera l’abbiamo trovata perché la sua compagna è andata a Carpi, è entrata in casa e ha visto il testamento. Venerdì mio figlio era un po’ agitato perché il medico, Amos Bartolino, gli ha telefonato un sacco di volte. In mezz’ora non so quante volte l’abbia chiamato, l’ha esasperato. E Carlo mi ha spiegato che la sera il falegname doveva andare a prendere le chiavi perché dovevano incontrarsi tutti e tre. E poi è successo il peggio: una cosa inspiegabile, lui non aveva precedenti. In 51 anni di vita era sempre stato onesto».
La lettera, tuttavia, lascia presagire che Carlo avesse premeditato l’omicidio da giorni, ma i genitori cercano una spiegazione. «Era un periodo che non lavorava - prosegue la madre, Antonia - e può darsi che il grande stress per una situazione instabile, aggiunto ai mancato pagamenti di tutti i creditori che gli dovevano dei soldi, l’abbia portato all’esasperazione. Lo vedevamo spesso, lui veniva qui a pranzo. Parlava, ogni tanto si sfogava, ma l’autocontrollo che esercitava nelle arti marziali l’ha sempre dimostrato nella vita quotidiana. Mai un segnale di cedimento o qualcosa che lasciasse presagire il peggio, nemmeno quando ci ha detto dell’appuntamento con medico e falegname».
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