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Lettera-confessione: «Amos paga per tutti, come altri fa il furbo»

Lettera-confessione: «Amos paga per tutti, come altri fa il furbo»

«I piccoli lavoratori come me non sono tutelati dallo Stato L’unico dispiacere è non portarmi dietro chi mi deve soldi»

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Ecco la lettera lasciata da Carlo Ghidoni scritta poco prima dell’omicidio. Ve la presentiamo in forma pressoché integrale, omettendo solo alcuni passaggi in cui parla di persone estranee all’accaduto.

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Il sottoscritto Ghidoni Carlo,in pieno delle mie piene capacità mentali, lascio queste poche righe scusandomi per il dolore che sto dando. Ma purtroppo non ne posso più di tutta la mia situazione economica e morale. Se sono arrivato a questo punto è perché lo Stato italiano, in qual modo la giustizia italiana, fa schifo. I piccoli lavoratori come me non sono tutelati e qualsiasi persona che fa fare lavori e non li paga è impunita. Ma tralasciando questo particolare io sono arrivato all’apice della mia sopportazione. In qual modo il soggetto Bartolino Amos è stato solo uno dei tanti disonesti che fanno fare lavori e poi per un qualsiasi motivo non paga. Bene. Ora paga lui anche per tutti gli altri. Mi assumo io ogni responsabilità di quello che è successo. Ne approfitto per dare alcune mie ultime volontà. Non voglio assolutamente nessun tipo di funerale, né civile e assolutamente religioso, per cui neppure estrema unzione. Il mio corpo deve essere cremato e le mie ceneri

gettate sulla tomba della luna. Non voglio assolutamente nessun membro della Iskdo alla mia dipartita. Anzi, vorrei che fosse detto al presidente, che io con il famoso ammanco non c’entro nulla, ma lo ringrazio per la fiducia che ha avuto nei miei confronti.

Ora ai miei genitori. Lo so che non è giusto che un figlio muoia prima dei genitori e in questo modo, ma non ne posso più e soprattutto non voglio più essere un peso per voi e per nessuno. Mi scuso per il dolore, ma questa soluzione era solo stata rimandata nel tempo, ma ora è arrivato il momento. Le chiavi le ha anche S. Ha delle sue cose da me. Il computer dentro la borsa (nell’armadio) è suo e vorrei che lo riavesse. Il computer piccolo che è sempre nell’armadio è da spedire a M. per C. Non so l’indirizzo ma lascio il suo numero che servirà anche per avvisarla di quello che è successo e dirle che mi dispiace ma non ce l’ho fatta ad andare oltre, ma la ringrazio per l’amore che mi ha dato. Sarò sempre al suo fianco e al fianco di C. Dalla Sei di Carpi devo avere i soldi della festa dell’unità. Me li devono versare ai primi d’agosto. Per favore fate un versamento di 1000 euro a M., il resto lo tenete voi miei genitori. Vendete le mie cose e il ricavato lo tenete per pagare le spese. Se ve la sentite, aiutate S., non ha colpa di quello che è successo... Vi prego, tenete con cura la mia titina. Che viva i suoi ultimi giorni in tranquillità. Le parole mi si chiudono in gola, avrei tanto da dire a tutti, ma meglio che mi tenga tutto per me. Di una cosa posso dire, se leggete questa lettera, vuol dire che il carissimo dottore come tanti altri ha fatto il furbo, ma l’unico mio dispiacere è stato quello di non avere portato con me anche gli altri creditori che mi devono dei soldi. L’unica cosa che posso augurare a queste persone è che se le godano in medicine. Ora saluto chi mi è stato vicino. E non piangete per la mia mancanza. Io ho finito di soffrire.

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