Testimone si è salvato fuggendo all’esterno
È Fabrizio Casaglia falegname. Ha dato l’allarme chiamando il socio. È stato ascoltato dai carabinieri
«Sono al GrandEmilia a fare spesa e mi arriva la telefonata di mio nipote Eric. Mi dice che il suo socio, Fabrizio Casaglia, lo aveva appena chiamato. Era scampato alla morte. Mentre mi racconta tutto, lo ascolto a bocca aperta. L’unica cosa che riesco a dire è: “Ma cos’è? Un film?”». Ieri pomeriggio Claudio Malagoli è andato in via Chiaviche per vedere di persona il tragico finale di una amicizia, quella con il dottor Amos Bartolino. E anche quella del suo conoscente Carlo Ghidoni. «Non si può dare una spiegazione a un fatto del genere. I soldi non c’entrano, secondo me: Ghidoni svolgeva interventi per conto di Amos e i lavori erano ancora in corso. È inspiegabile. Erano entrambi persone più che civili e rispettose».
Racconta dell’oculista reggiano: «Amos non era solo il medico di famiglia dove avevo portato mio padre per chiedergli di operarlo. Col tempo è diventato un amico. Un uomo eccezionale. Sensibile. Era fermo ma non alzava mai la voce. Per lui ho fatto tanti lavori nel tempo libero. Lo aiutavo a sistemare le case rurali, soprattutto quella che aveva preso a Correggio. La sua grande passione era riportare le vecchie case di campagna in buono stato. E per lui ho fatto alcuni lavori. Così ci siamo conosciuti bene. Per lui avevo una stima totale». Quanto a Carlo Ghidoni, spiega: «Come si può spiegare un delitto del genere? Una decisione così assurda come quella di uccidere all’improvviso il proprietario della casa, un uomo che non pretendeva mai nulla ed era accomodante su ogni problema? E poi sparare anche a Casaglia? Ghidoni era un uomo posato e irreprensibile, aveva un’ottima reputazione. Era anche un maestro di arti marziali ed era stato guardia giurata. Sapeva controllarsi. Eppure ha aperto un cassetto, ha preso la sua pistola e ha sparato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
