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Un fantasma con almeno quattro residenze

Un fantasma con almeno quattro residenze

Viaggio tra le utenze dell’assassino tra Concordia, Soliera e Carpi dove da anni si era rifugiato

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Per ore è stato un interrogativo senza soluzione per gli inquirenti: dove viveva Carlo Ghidoni? È servito tempo ai carabinieri per individuare il suo reale domicilio e procedere poi all’ispezione che ha portato alla scoperta di altre armi da fuoco, ma non della lettera-confessione che già aveva trovato un’amica. Eppure non è stato semplice districarsi tra gli almeno quattro indirizzi che fanno riferimento all’elettricista se non fosse altro che pure i genitori non sono riusciti a fornire indicazioni concrete sulla residenza del figlio. La sua vita gravitava ormai da tempo su Carpi dove nel tempo risultava intestatario di utenze di un magazzino in via Giotto e di un’abitazione in via Molise. Ma in via Molise, seppur resti un contatore che ancora porta il suo nome, non vi è più traccia da tempo e nell’appartamento c’è un altro inquilino, così come confermano diversi vicini, sorpresi dal fatto che Ghidoni avesse potuto nel tempo essere passato da quelle parti. Stesse risposte anche in via Giotto nonostante qualcuno ricordi vagamente quell’omone grande e grosso.

Non va meglio a Soliera, laddove l’artigiano era transitato a fine anni ’90 e di cui risulta una traccia in via Ragazzi del ’99, ma poco altro. E allora si torna a Concordia, a casa dei genitori, dove Ghidoni si appoggiava ogni qual volta avesse bisogno di fermarsi per un frugale pasto o per lasciare il suo cagnolino. Passaggi sporadici anche se nel suo paese tutti lo conoscevano.

In pratica l’omicida è descritto come un fantasma, che vive un po’ qua e un po’ là anche se i carabinieri smentiscono possa essersi mai fermato nell’abitazione di via Chiaviche. Non ha mai dormito lì, o meglio non lo faceva con puntualità visto che la casa colonica era in continua ristrutturazione e non era in grado di offrire un minimo di condizioni dignitose a chi si fosse voluto fermare per riposarsi.

E il lungo indagare degli inquirenti ha infine portato all’abitazione carpigiana dove l’uomo viveva con il cane, il rifugio solitario dopo diverse storie d’amore naufragate. Lì i carabinieri hanno scoperto i segni di un disagio logorante e di una premeditazione che nessuno aveva avuto il sentore stesse covando almeno fino a domenica pomeriggio e a quell’irruzione che ha dato un movente preciso e chiaro al folle gesto avvenuto a Santa Caterina poche ore prima.

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