Ghidoni si è sentito solo, la follia non c’entra
Ci sarà stato un disturbo di personalità, ma le frustrazioni lo hanno allontanato dalla comunità
Come è possibile che una persona apparentemente normale, reputata irreprensibile, dotata di self-control, cultrice di arti marziali e di tai-chi, possa commettere gesti di questo tipo? È fin troppo facile chiamare in causa patologie psichiatriche-paranoiche, schizofrenie, depressione psicotica e così via.
Sicuramente l’omicida avrà anche presentato un disturbo di personalità; ma in questi casi, anche se il gesto può apparire folle, la follia, e ancora di più la psichiatria, non c’entrano. Ci sono oggi tante, troppe situazioni esistenziali dovute alla crisi economica, alla crisi morale, alla crisi della giustizia e dello Stato, chiamate direttamente in causa dallo stesso elettricista omicida in una lettera testamento scritta al computer e controfirmata. Ma non bastano queste crisi per così dire politico-sociali per spiegare questi gesti.
È la quotidianità, il giorno dopo giorno sempre uguali, sempre più pieni di frustrazione a portarci lontano dagli altri, dalla comunità. Si accumulano dolore e rabbia, nello stesso tempo nasce dentro di noi una voglia di farsi giustizia da soli, di vendicarsi di un qualcuno, considerato ingiustamente, come in questo caso, come il “nemico” che paga per tutti. Ed è via via un crescendo di esasperazione, di disperazione, sentimenti per i quali oggi non c’è più attenzione, né ascolto.
In un mondo in cui tutti vorremmo essere un colloquio, una comunicazione, uno scambio, ci accorgiamo invece di essere disperatamente soli, con addosso ogni momento la paura o il desiderio che non è possibile andare avanti così. Da qui la voglia di farla finita. E qui occorre distinguere la solitudine dell’isolamento. La solitudine è definita dalla relazione all’altro, si è nel silenzio, non si ha, o si può avere, qualcosa da dire, anche se non si ha voglia di dire nulla. L’elettricista-omicida non era solo, era isolato, non aveva più la possibilità di dire qualcosa. Si era chiuso in se stesso, abbandonando quel mondo che, sentiva, lo aveva lasciato. Nell’isolamento non ci sono più porte, né finestre. Intorno soltanto indifferenza e nessuna speranza. E non fa paura l’isolamento causato da una malattia, ma quello causato dal deserto delle emozioni.
* psichiatra
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