Quei cento ettari di green non vivono di solo golf
A Colombaro il Modena Country Club per imparare e praticare lo sport ma pure 700 soci e una meta per gli eventi promossi dalle aziende del distretto
CASTELNUOVO. Un perfetto esempio di gestione che combina gli ottimi risultati sportivi a quelli economici. Questo, insieme a più di 100 ettari di parco secolare adibito a campo, è il Modena Golf Country Club di Colombaro. Un’oasi verde nella periferia modenese che offre la possibilità, agli oltre 700 soci, di giocare a golf, vengono organizzati circa tre tornei a settimana, di frequentare una location elegante e rilassante. Non solo golf però, il club per far fronte alla crisi è in costante miglioramento, grazie ad investimenti sulla club house e su altri eventi. Ultimamente, per esempio, sono sempre di più le richieste di aziende che vogliono realizzare convention e riunioni nel club, come spiega il direttore Davide Colombarini. «Molte ditte vogliono uscire dagli alberghi - esordisce - e scelgono questa struttura come location, sia perché è immersa nel verde in un posto, mi permetto di dire, molto bello ma anche per una cosa semplice come l’ampio parcheggio, che molti alberghi non possono offrire».
Cento ettari di green che non vivono di solo golf...
«Certamente il golf è il nostro faro. Uno dei pochi sport che si può praticare ad ogni età, dai più giovani agli anziani, e ti permette di stare all’aria aperta al contatto la natura. Offriamo un parco secolare di 100 ettari di terreno completamente dedicati, il nostro è un ottimo campo che è stato progettato dal campione tedesco Bernhard Langer ed è composto da 18 buche per ospitare le massime manifestazioni e da 9 per il campo pratica. Non solo golf però, chi viene da noi potrà giocare a tennis, rinfrescarsi in piscina o rilassarsi nella club house. Siamo un punto di ritrovo. Di riferimento».
Golf in Italia ancora sport esclusivo...
«Voglio sfatare il mito per cui il golf è uno sport per ricchi. Un esempio? I ragazzi, fino ai diciotto anni pagano una quota annuale di 300 euro, più o meno come in una qualsiasi scuola calcio. Inclusi la fornitura del materiale da golf e l’accesso alla piscina e a tutte le aree del club. Le quote crescono in base all’età, fino ad arrivare a 2600 euro annui».
Come vi collocate in Italia? «Certamente nell’elitè del golf italiano. Siamo in A1, la massima serie, dal 2003 e nel 2007 siamo stati campioni d’Italia assoluti e terzi del 2013. Ci siamo aggiudicati la Coppa Italia mentre quest’anno siamo secondi. A livello regionale invece deteniamo il titolo da tanti anni, grazie ad un settore giovanile molto valido, che può contare su 80 giovani dai 6 ai 18 anni...». I costi della gestione?
«Il club è stato costruito nel 1987 dalla Cmb di Carpi che ha fatto un ottimo lavoro, stessa cosa per il campo da gioco, uno dei migliori d’Italia. Inoltre la nostra fortuna è che siamo situati in una posizione che ci permette di essere in questo magnifico parco e allo stesso tempo a dieci minuti dalla città. Per quanto riguarda l’organizzazione interna, abbiamo 19 dipendenti e il ristorante è a gestione familiare. I nostri costi sono importanti, basti pensare che solo la manutenzione viene a costare 1,8 milioni annui, e la crisi si è fatta sentire, tanto che nel 2013 abbiamo perso circa 40 soci. Ci siamo però riassestati e in questi primi sei mesi dell’anno abbiamo già recuperato le iscrizioni perse».
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