Quel dubbio prima di togliersi la vita
L’omicida si è chiuso in una stanza quasi barricandosi. Voleva opporre resistenza ai carabinieri? Iniziano le autopsie
CONCORDIA. Serviranno un paio di giorni per le prime certezze medico-legali sull’omicidio suicidio di Santa Caterina. Le salme di Amos Bartolino e Carlo Ghidoni sono infatti a disposizione degli esperti del reparto di Medicina legale del Policlinico, coordinati dal prof Enrico Silingardi. I tecnici dovranno ispezionare i corpi e fornire un report utile a definire nel dettaglio le cause specifiche della morte. Si parte da un paio di capisaldi, già riscontrati dai periti intervenuti in via Chiaviche, domenica mattina. Ghidoni ha colpito l’oculista con almeno quattro colpi, sparati al torace e all’addome. I primi non sono stati letali, come del resto ha raccontato Fabrizio Casaglia, il testimone chiave dell’assassinio. Anzi, l’elettricista, dopo aver rivolto la pistola ed esploso altri due proiettili verso il falegname, è tornato sui propri passi per freddare il medico, che si era trascinato fin all’interno dell’abitazione in ristrutturazione. Ecco perché il sostituto procuratore, Lucia De Santis, vuole avere un quadro completo, almeno sotto il profilo tecnico e ha incaricato degli accertamenti la dottoressa Anna Paola Santunione e Barbara Collini dell’Istituto di Medicina legale di Modena.
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Nel frattempo emergono altri dettagli della sparatoria di Santa Caterina. Ghidoni, infatti, dopo aver colpito a bruciapelo Bartolino e dopo averlo poi finito, ha esitato a suicidarsi. Quando i carabinieri sono intervenuti in via Chiaviche, infatti, hanno trovato la strada sbarrata alla bene e meglio. Una situazione che lascia ipotizzare come l’elettricista, prima di togliersi la vita, abbia forse anche meditato di opporre resistenza all’intervento dei militari, barricandosi nella casa colonica in ristrutturazione. I carabinieri - hanno raccontato i testimoni dell’operazione - sono intervenuti con il mitra spianato, pronti anche ad affrontare un conflitto a fuoco di cui poi non c’è stato bisogno. Ma sono stati frangenti di grande tensione, la stessa che, proprio malgrado, ha vissuto anche Fabrizio Casaglia. Il testimone è stato sottoposto ad uno speciale tampone da parte dei Ris, arrivati a Santa Caterina. L’esame immediato deve sciogliere ogni ragionevole dubbio sul coinvolgimento del falegname nella sparatoria. L’assenza di polvere da sparo sulle mani confermerebbe - semmai ce ne fosse bisogno - che i colpi di pistola sono stati sparati soltanto da Ghidoni. Ma per avere un report completo dalle indagini balistiche - legate a quanti proiettili siano estati esplosi e le loro traiettorie - e scientifiche serviranno almeno un paio di mesi.
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