Gazzetta di Modena

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Funzionario della Banca d’Italia si è intascato 3,2 milioni di euro

di Andrea Marini
Funzionario della Banca d’Italia si è intascato 3,2 milioni di euro

Nel corso di 12 anni ha simulato erogazioni dell’Erario ad ignare società per operazioni inesistenti I soldi però erano veri e modificando i dati bancari li faceva finire nei propri conti correnti

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Tradito da troppa ingordigia e, probabilmente, dal fatto di sentirsi impunito, al sicuro da sgradite sorprese grazie al ruolo ricoperto e al meccanismo di peculato, studiato nei minimi dettagli. Eppure uno come lui, avrebbe dovuto saperlo che movimenti ingenti di denaro su qualsiasi conto corrente, anche quello del funzionario della sezione tesoreria provinciale dello Stato presso la Banca d’italia (di Modena prima e di Bologna ora), non sarebbe sfuggito ai controlli dello stesso istituto per il quale lavorava.

E così quei 336mila euro intascati con il trucco lo scorso febbraio in un’unica tranche hanno finito con far scattare non solo la segnalazione di operazione sospetta, ma anche l’esposto denuncia della Banca d’Italia. Il compito di far emergere una truffa per peculato ai danni dello Stato da 3 milioni 270 mila euro è toccato agli uomini della Guardia di Finanza di Modena che, con la certosina pazienza che li contraddistingue, hanno iniziato a spulciare i movimenti di denaro da e per quel conto corrente, andando a ritroso.

Giorno dopo giorno, stampata dopo stampata, verifica incrociata dietro verifica incrociata, hanno ricostruito il castello di carte e milioni creato in ben 12 anni di operazioni false facendolo crollare addosso al suo costruttore: l’insospettabile funzionario modenese, residente in città, di 65 anni che , avendo in tasca le “chiavi della cassa”, ne ha approfittato inventando erogazioni di denaro a società esistenti ed ignare. Denaro che, però, al momento dell’incasso finiva nel suo conto corrente del funzionario, che ne usufruiva per le spese personali, particolarmente esose a quanto è emerso.

Ma come era articolato il sistema architettato dal 65enne modenese?

Tutto ruotava attorno al ruolo e alle competenze del funzionario per anni in servizio in corso Canalgrande e poi trasferitosi con la Banca a Bologna. L’uomo da perfetto conoscitore delle norme di contabilità di Stato e delle relative procedure contabili, creava operazioni inesistenti, ma facendo girare soldi veri. Emetteva dei falsi ordini di bonifico (i cosiddetti SOP Speciali Ordini di Pagamento) che risultavano fittiziamente emessi dagli uffici dell'Agenzia delle Entrate ed altrettanto fittiziamente muniti del visto di esecutività della Ragioneria territoriale dello Stato. Le causali di questi pagamenti inventati venivano legati a diversi motivi: dal pagamento di una sentenza definitiva della commissione tributaria di Bologna o Modena, ai rimborsi vari, al pagamento liti, a una causa persa dallo Stato e vinta dal beneficiario dell’erogazione di denaro e via dicendo, ovviamente tutte di fantasia. Inoltre, risultavano emessi in favore di beneficiari realmente esistenti (solitamente società con sede nella provincia di Modena o Bologna) ma "ignari" e sicuramente privi di possibili pretese creditorie verso l'Erario; infatti, nessun beneficiario fatto figurare sui SOP ha mai reclamato i crediti.

A dare credibilità alle operazioni fasulle c’era la reale esistenza dell società e dei soggetti beneficiari di questo denaro ma soprattutto la massima fiducia di cui godeva il funzionario per la carriera cristallini e priva di macchie che lo ha contraddistinto .

Le operazioni così costruite venivano sottoposte al via libera del responsabile di turno il quale a sua volta affidava al funzionario infedele il compito di provvedere al pagamento. Nello specifico: il soggetto indagato, con una ben congegnata attività di mascheramento contabile, inseriva i titoli con il beneficiario di fantasia, si faceva validare dal proprio superiore l'operazione e, nel momento di dare esecuzione alla stessa, provvedeva a sostituire l'Iban di accredito, indicandovi il proprio: e così le somme entravano nelle sua disponibilità. In tutto Sono state individuate una ventina di operazioni, dal 2002 al 2014. Una o due per anno.

Come spesso accade per queste vicende il funzionario per anni ha avuto l’accortezza di non esagerare. È partito con piccole cifre che passavano inosservate; poi come si suol dire, “l’appetito vien mangiando” e il senso di impunità ha fatto il resto.

Si è passati dalle prime operazioni realizzate nel 2002 per qualche decina di migliaia di euro fino a quelle più recenti poste in essere per svariate centinaia di migliaia di euro l'una (fino a 400mila euro). L'ultima a febbraio di quest'anno per circa 336 mila euro. Ed è quella che gli è risultata fatale. Una volta incassato il denaro poi provvedeva a distribuirlo a ai familiari. Le somme venivano prelevate in contanti o trasferite a mezzo assegni o bonifici a favore dei familiari dell'indagato (moglie e due figli) e di soggetti terzi, per pagamenti vari. Un’elargizione di denaro che ha contribuito a far finire sotto indagine anche i familiari che sono indagati per riciclaggio, mentre il reato contestato per il funzionario infedele è quello di peculato.

Immediatamente è scattato il sequestro dei beni e il recupero di tuto il denaro possibile. Al momento a fronte di 3 milioni 270 mila euro sottratti sono state sequestrate somme di denaro per oltre 480mila euro, orologi di valore, tre autovetture ed una quota di un immobile del valore di circa 80mila euro. Inoltre il funzionario - ora rimosso - dovrà restituire tutto, fino all’ultimo euro, per il resto della sua vita attraverso il sequestro di un quinto dello stipendio-pensione. L’intera indagine è stata coordinata dal magistrato Katia Marino della Procura di Modena, ed è stata svolte in stretta e costante collaborazione con i vertici della Banca d'Italia sede di Bologna.

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