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LA GRANDE TRUFFA

Il furto da 3,2 milioni alla Banca d'Italia: l'ha fatto per vivere da ricco con la famiglia

Controlli della finanza
Controlli della finanza

Il denaro l’ha speso praticamente tutto per tenere elevato il suo tenore di vita con auto e immobili

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«C’è poco da dire... È vero ho fatto tutto quello di cui mi accusate...».

Con queste parole, il capo chino non senza nascondere il grande imbarazzo per essere stato pizzicato il funzionario modenese della Banca d’Italia non ha nemmeno provato a contestare le accuse che gli venivano mosse dalla guardia di Finanza.

E come avrebbe potuto, visto che è stato provato, proprio grazie agli Iban dei conti correnti a lui riconducibili, che lui stesso inseriva nei mandati di pagamento, che il beneficiario della grande truffa via peculato erano proprio lui e la sua famiglia.

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Ma come è possibile che un funzionario della Banca d’Italia che già di per sè può vantare un fior di stipendio mensile da migliaia e migliaia di euro sia finito per cadere in questa tentazione?

Il motivo è facile da intuire, i soldi che riceveva non gli bastavano e ne ha cercati degli altri. Servivano per mantenere il livello elevato del tenore di vita che con gli anni ha creato per sè e per i suoi familiari acquistando beni, immobili e quant’altro.

Per non farsi mancare nulla ha dovuto contrarre dei debiti, anche consistenti che poi andavano pagati. Così un po’ per le esigenze economiche aumentate, un po’ per i debiti da saldare per acquisti di prestigio effettuati sono iniziati i prelievi via peculato nelle casse dell’Erario, con operazioni che nei primi anni avvenivano di fatto a rischio quasi nullo, visto che si trattava di poche migliaia di euro, “briciole”. Poi però si è esagerato...

«Ed in effetti è stato tradito dalla sua troppa ingordigia... Si è fatto prendere la mano - esordisce il colonnello Michele Pallini comandante della Guardia di Finanza di Modena - Probabilmente, se invece di effettuare operazioni con tranche da centinaia di migliaia di euro, avesse effettuato operazioni meno remunerative si sarebbe impegnato molto più tempo per scoprirlo. Invece il sistema di segnalazioni messo in campo proprio per scoprire passaggi di denaro sospetto lo ha tradito».

Il lavoro della Finanza non è comunque finito. «Stiamo completando gli accertamento per ricostruire tutte le operazioni false messe in piedi in questi anni. Il denaro che siamo sin qui riusciti a recuperar4e è di circa 5-600 mila euro. Mancano all’appello oltre due milioni di euro che di fatto sono stati tutti spesi nel corso di questi 12 anni... Non a caso per gli anni a venire parte degli emolumenti e pensione che il funzionario, ora sospeso, riceverà saranno trattenuti dall’erario». Oltre al rimborso ci sarà poi da rispondere dell’accusa di peculato davanti al giudice e qui il funzionario rischia una pena fino a 5 anni di reclusione. Se da un lato potrà forse usufruire delle attenuanti derivanti dal fatto di non avere prtcedenti, dall’altro potrebbe però incappare in aggravanti derivanti dal fatto di aver agito in quel modo sfruttando la sua posizione di funzionario della Banca d’Italia che con deleghe della massima fiducia ha raggirato lo Stato.

Andrea Marini

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