Installata la macchina “anti amianto”
Tra pochi giorni inizierà a immettere nell’acquedotto la sostanza che “curerà” le tubature. Tutti i dati dell’impianto
«Qui, sotto i nostri piedi, a circa cento metri di profondità, c’è un mare d’acqua pura, fresca e pronta per essere bevuta».
Siamo a Fontana di Rubiera dove sono i pozzi da cui viene rifornito il nostro acquedotto. A dare il benvenuto Davide De Battisti, ingegnere dell’Aimag, responsabile dei servizi idrici integrati. «Questa - spiega - è l’apparecchiatura che abbiamo installato pochi giorni fa al fine di immettere la sostanza alimentare, il monofosfato di zinco e sodio, nell’acquedotto di Carpi. L’obiettivo, come noto, è di ridurre, o speriamo eliminare, il rilascio di fibre di amianto nelle condutture idriche».
Il rilascio nella sostanza viene regolato da un piccolo congegno installato nella stanza sotterranea da cui parte una delle tubazioni che portano acqua a tutta la nostra città. «Non si pensi - spiega l’ingegnere - che vengano utilizzati grandi quantitativi di questa sostanza. In realtà si parla di quantitativi molto bassi in grado però di fare scattare reazioni con i minerali contenuti nell’acqua che danno vita a una micropellicola protettiva che si andrà a depositare sulle pareti delle tubazioni, bloccando, come detto, il rilascio delle fibre di amianto». L’ingegnere però non ha dubbi sull’acqua di Carpi: «Io continuo a berla. È costantemente monitorata, inoltre mi fido delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, in base alle quali non esistono pericoli per la salute».
Così tra pochi giorni (qualche dettaglio deve ancora essere messo a punto), si partirà con la sperimentazione. Tutto, a Fontana di Rubiera, è pronto per tentare questa strada. Ci sono 220 chilometri di tubature in amianto che attendono di essere messe in condizioni di non rilasciare fibre di amianto. «Le pareti interne delle condutture - continua De Battisti - sono all’apparenza perfettamente lisce e integre. Non escludiamo quindi che il problema sia nato per l’usura del materiale utilizzato a partire dalla fine degli anni ’50». Gli altri circa 250 km di rete idrica del nostro acquedotto, sono di plastica o ghisa, materiali, insomma, che al momento non hanno dato problemi. La fonte di Rubiera è stata attivata nel dopoguerra e conta oltre 10 pozzi che vanno a “pescare” l’acqua a una profondità che varia tra i 50 e i 100 metri. Si tratta, come dicevamo, di acqua purissima che, a differenza di altri acquedotti, potrebbe essere bevuta senza alcun trattamento. Vengono aggiunte quantità minime di cloro (0,015 parti per milione), al fine di fare arrivare l’acqua ai rubinetti senza rischi igienici. D’altra parte, in caso di problemi, gli addetti Aimag (sono in sei coloro che seguono gli impianti di pertinenza della multiutility, che comprendono anche i pozzi di Cognento e Campogalliano), li scoprirebbero subito. La “sala comando” di Fontana tiene monitorati tanti parametri, tra cui anche la richiesta di acqua dei carpigiani. «La notte - spiega l’ingegnere - la portata delle condutture è di 150 litri al secondo. La mattina, quando la città si sveglia e le attività economiche si avviano, la richiesta d’acqua si impenna e si arriva anche a oltre 400 litri al secondo». Possiamo anche ritenerci fortunati perché la fonte di Rubiera, per sua particolare formazione geologica, è pressoché eterna. Sono i nostri “magazzini” per quello che, nei paesi del mondo più sfortunati, viene chiamato l’oro blu. Abbiamo dunque tutti il dovere di difendere questa ricchezza dall’inquinamento, di ogni genere, che minaccia le falde, ma anche di trovare una soluzione per eliminare le fibre d’amianto dalle tubazioni.
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