Un’altra prova assolve il Cavone dal sisma
Sei docenti americani: «Non c’è ragione per sospettare». Toccherà a Ingv confermare la relazione
«Non vi è alcuna ragione fisica per sospettare che le variazioni di pressione agli ipocentri derivanti dalle attività di produzione o iniezione al campo Cavone abbiano innescato le sequenze del maggio 2012». Ecco la conclusione della relazione elaborata da sei scienziati statunitensi, chiamati ad analizzare la parte di giacimento.
I dati pubblicati dalla Regione si riferiscono alla seconda attività prevista dall’accordo - sottoscritto il 17 aprile da Ministero dello Sviluppo economico, Regione e società Padania Energia Spa - che si aggiunge ai dati relativi alle prove di interferenza/iniettività sui pozzi della concessione di Mirandola provenienti dalle operazioni terminate il 16 giugno. In quel frangente la raccolta dati in profondità su pressione e temperatura durante l’estrazione e il reinserimento di fluidi avevano evidenziato che il “programma delle prove ha consentito di raccogliere un numero esaustivo di informazioni la cui elaborazione ha permesso di verificare l’assenza di interferenze derivanti dalla attività di reiniezione”.
In sostanza ci sono due analisi scientifiche che assolvono il pompaggio di petrolio e la reiniezione di fluidi: non sono loro gli inneschi del terremoto, come invece aveva ipotizzato la commissione Ichese, nella relazione tenuta nascosta quasi due mesi.
Ma prima di validare i dati degli americani, il protocollo prevede un ulteriore passaggio: servirà infatti un ente terzo per confermare il lavoro dei docenti statunitensi. E quel soggetto terzo sarà l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), come scritto nel protocollo di aprile. Sono stati il ministero dello Sviluppo Economico e la Regione a chiedere agli scienziati nostrani di fare i “garanti” del lavoro altrui.
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