Gestivano bische ed estorsioni, due condanne
Il processo ai collaboratori di Caterino, che a Modena curava gli affari del clan dei Casalesi
Due condanne per associazione camorristica e quattro assoluzioni nei comfronti di imputati accusati tra l’altro di gestire bische ed estorsioni a Modena, per conto della Camorra.
Le condanne sono state emesse dalla seconda sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nei confronti di presunti affiliati alla fazione dei Casalesi guidata da Giuseppe Caterino, fedelissimo del boss Francesco Sandokan Schiavone, catturato a Tropea nel giugno del 2005 dopo tre anni di latitanza.
Caterino, è emerso dalle indagini, curava gli affari della famiglia Schiavone a Modena dove aveva aperto e gestito numerose bische clandestine e altri affari illeciti, come le estorsioni e il traffico di autovetture.
Dopo il suo arresto la gestione del business era passato nelle mani di Raffaele Diana, detto Rafilotto, catturato nel 2009.
In particolare il collegio presieduto da Maria Francica ha condannato gli imputati Giuseppe Cioffo (sette anni) e Armando Abatiello (3 anni) assolvendo la moglie di Caterino, Barbara Crisi, che era accusata di aver aiutato il marito durante la latitanza; per lei però la corte ha disposto il rinvio degli atti alla Dda ipotizzando la partecipazione della donna all’associazione camorristica.
Per il boss Caterino e altri affiliati il processo si è già concluso con il rito abbreviato celebrato a Napoli.
Il tribunale ha poi derubricato l'accusa di associazione in favoreggiamento semplice a carico dei tre imputati Annunziata Coppola, Vincenzo Coppola e Antonio Piccolo (tutti difesi dall'avvocato Carlo De Stavola) dichiarando prescritto il reato.
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