«In Congo per lottare in difesa delle donne»
Continua la missione in Congo di Silvia Stradi e Giovanni Ghirardini. I due giovani volontari, sassolese lei (conosciutissima in città per essere la fondatrice e anima della “Bamdabum”, composta da...
Continua la missione in Congo di Silvia Stradi e Giovanni Ghirardini. I due giovani volontari, sassolese lei (conosciutissima in città per essere la fondatrice e anima della “Bamdabum”, composta da giovanissimi di svariate nazionalità), campeginese lui, stanno operando all'interno del progetto di Matilde Muhindo Mwamini, parlamentare congolese che ha lanciato una campagna a favore dei diritti umani, in particolar modo delle donne. L'altro giorno Silvia ha scritto dal Congo una lettera dove c'è dentro una grande umanità, una grande voglia di fare e dare a quella gente ed a donne e bambini, un minimo di considerazione da parte delle autorità locali e della politica internazionale.
«Il nostro cammino in Africa – dice tra l'altro Silvia – inizia sempre con le parole “jambo watoto” il saluto che ci capita più spesso di fare a chi incontriamo per la strada; Jambo significa “ciao” e watoto significa “bambini”. Ciao bambini sia perché i bambini sono la risorsa che non manca mai in Africa, sia perché anche noi ci siamo sentiti accolti così dall’Africa: ci sembra di essere tornati bambini, quando tutto è più grande, da esplorare e devi lasciarti guidare dalle persone che incontri. Alcuni giorni fa - continua a spiegare l’eccezionale esperienza nel lontano Paese - abbiamo concluso un pellegrinaggio organizzato dal centro missionario di Bologna nella zona del Kivu dove siamo tutt’ora, la regione del Congo più colpita dalla guerra. I luoghi visitati ci hanno portato a pensare a quanto questo paese si possa definire il simbolo delle grandi ingiustizie che il mondo difende e nutre: da un lato infatti abbiamo trovato la terra più fertile, più ricca di minerali, di gas, di acqua, legname e di vegetazione, abbiamo assaggiato i frutti più dolci e nutrienti, ci siamo scaldati con il sole più caldo che diventa pioggia quando non fa più bene all’uomo e alla terra. Dall’altro lato però abbiamo anche sperimentato quanto il popolo congolese, frutto anch’esso di questa terra così ricca, è stato privato di tutto, di ciascuna delle ricchezze destinate loro in modo così generoso, sfruttate da chi ha l’interesse a mantenere uno stato di guerra permanente per continuare questa razzia. Una guerra - continua in modo chiaro - nascosta agli occhi del mondo, ma che conta dal ’94 a oggi otto milioni di morti (numero per difetto pubblicato nell’ultimo rapporto ONU), un numero incredibile di sfollati e rifugiati che occupano ancora oggi l’inferno dei campi profughi (abbiamo visitato il campo di Mugunga a Goma nel Nord Kivu), donne violentate (lo stupro utilizzato come arma di guerra) e bambini rimasti orfani».
L'esperienza si concluderà il prossimo 31 agosto, porta aiuto a quelle popolazioni ma nello stesso tempo fa emergere quanto di peggio possa esserci in nazioni come il Congo. Si tratta di esperienze, insomma, per certi versi educative.
Alfonso Scibona
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