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Cimiteri, terra di nessuno «Servono subito le telecamere»

di Stefano Totaro
Cimiteri, terra di nessuno «Servono subito le telecamere»

 Modena: continuano i furti e gli atti vandalici a San Cataldo e nelle sedici strutture di frazioni e periferia,  Le onoranze funebri: «Non ci sono controlli, tutti possono entrare ed uscire a piacere: è una vergogna»

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«In casa ho, affissa ad una parete, una “grida” dell’Ottocento in cui si legge come siano costanti, siano una consuetudine i furti nei cimiteri. Questo flagello esisteva anche allora, non c’è da meravigliarsi se anche adesso le razzie non hanno sosta».

Ercole Toni, uomo guida dell’associazione “Vivere sicuri” parla da esperto: tra gli obiettivi del suo sodalizio c’è proprio quello di controllare che non vi siano insidie all’interno dei cimiteri, che «i delinquenti - dice - stiano alla larga dai luoghi in cui deve regnare il rispetto e la tranquillità».

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Eppure accade di tutto. Questi luoghi che sono considerati sacri vengono “insultati” dai ladri che tanto di notte quanto di giorno, arrivano, agiscono e scompaiono, lasciando il giorno dopo una famiglia nel rammarico, nella rabbia, nel dolore di vedere la propria cappelletta priva di grondaie oppure con la lapide danneggiata, la pianta ricordo che non c’è più, il vaso spaccato, la cornice della foto divelta, le lettere del proprio caro asportate, e così via. E non c’è luogo che venga risparmiato, dai sedici cimiteri della periferia e delle frazioni al grande San Cataldo che, nonostante alcune telecamere, mostra il fianco violato, la grande falla provocata del muro crollato.

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L’anno scorso il Comune promise che all’inizio del 2014 sarebbe stato riparato, allo stato attuale chi vuole entra, ruba e ringrazia. E non solo vasetti o caditoie, la fame di bronzo ha fatto entrare in azione ladri professionisti che, nell'aprile scorso, hanno portato via una pesante statua di valore, la statua di Marino Quartieri prelevata al cimitero monumentale e poi fusa da qualche “riciclatore-compratore” compiacente. Ma perché è così facile saccheggiare, rubare oggetti, portare via metri di prezioso rame così facilmente senza che pressoché mai questi ladri vengano colti sul fatto e bloccati? Perché questi luoghi sacri sono davvero terra di nessuno. Non esistono controlli. Il tutto viene relegato, sia di giorno che di notte, a qualche “ordine” di ronda impartito (e in periodi in cui la visibilità è d’obbligo) alle forze dell’ordine. I ladri sanno, ormai conoscono le tempistiche e magari ripassano più tardi. E in periferia è ovviamente tutto più facile.

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«Non esiste più il custode - spiega Elio Rovatti, onoranze funebri- quella figura che dava una pulita, che stava dietro ai vialetti, che controllava e soprattutto presidiava. Ora è tutto centralizzato, è facile entrare, nascondersi, uscire, bloccare le uscite».

Perché quando scatta l’ora x, vedi alle 8 del mattino o alle 17.30 di pomeriggio, tutto parte da una centralina, quella di San Cataldo. Come un timer che viene regolato per annaffiare il giardino, così parte un imput che apre automaticamente i cancelli di Albareto e San Donnino e verso sera lo stesso comando fa partire la chiusura. Chi rimane dentro? Aziona un campanello e un breve il portone si apre per un po’. «Basta bloccare un’uscita con un sasso o una sedia, basta nascondersi - dice Gianni Gibellini, onoranze funebri - e il gioco è fatto. Non ci sono controlli. I ladri, se nessuno è presente, fanno razzie anche di giorno». E’ il recente caso del colpo al cimitero di Freto, dove sono state rubate grondaie e caditoie in piena mattinata. «Quello che servirebbe per evitare questa vergogna - sostiene con forza Gibellini - è un sistema di telecamere. Se venissero collocate una in mezzo all’area delle tombe a terra e un’altra all’entrata, nei piccoli cimiteri si saprebbe cosa accade, si inizierebbe ad agire, l’occhio elettronico serve da deterrente. Nei piccoli camposanti sono l’ideale. Quelle che ci sono a San Cataldo è come se non esistessero. È davvero una vergogna con il nostro Comune non voglia affrontare questo aspetto: la decenza e la sicurezza dei cimiteri sono lo specchio della civiltà, del livello di una cittadinanza».

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E inevitabilmente il discorso si sposta sulla manutenzione: tanto Rovatti quanto Gibellini sostengono che non esiste una programmazione per le sfalciature, per l’erba, per gli interventi strutturali quando ad esempio piove e scorre l’acqua lungo i corridoi, quando le tombe sono quasi sommerse dal verde che è ormai avanzato a dismisura.

«Ogni tanto, a caso, a discrezione, passa un tecnico comunale - dicono i due decani - che fa un giro conoscitivo, si guarda attorno e poi ordina un intervento, una pulizia. A volte parte l’ordine di fare qualcosa quando si sa che c’è in giorno dopo un funerale e allora si deve fare un po’ di figura. Poi magari i familiari arrivano e trovano che c’è appena stata una razzia, che nel pulire l’erba è partito un sasso che ha infranto la foto sulla lapide e allora siamo sempre da capo».

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