L’ultimo saluto a Carlo Ghidoni
Dolore di amici e parenti ma anche sconcerto per la tragedia dell’omicidio
Era un doppio dolore quello provato dai parenti e dagli amici di Carlo Ghidoni, il 51enne che domenica scorsa ha sparato al medico Amos Bartolino a Santa Caterina di Concordia per poi togliersi la vita. Ieri mattina fra le decine di persone che si sono ritrovate intorno alla sua bara, partita dalle camere ardenti del Policlinico per l’ara cineraria di San Cataldo, da una parte c’era quella profonda sofferenza per “la perdita di nostro figlio, alla quale non riusciamo a rassegnarci” dice tra le lacrime mamma Antonia, insieme al marito Gianfranco. Dall’altro ci sono incredulità e rabbia per il gesto feroce che ha commesso. Ghidoni per l’ultimo “viaggio” indossava la divisa di arti marziali dell’associazione Iskdo e, come da sue indicazioni, verrà cremato. Nel frattempo, gli amici di Ghidoni non si danno pace e hanno scritto una lettera, firmata Massimo Braglia, Alberto Fontana, Giovanni Gabbi, Davide Guidetti, Roberta Parmeggiani per ricordarlo. Per loro Ghidoni era “Un uomo col quale la vita non è stata magnanima. (…) Per chi l’ha conosciuto Carlo era l’amico che non si tirava mai indietro se gli chiedevi aiuto. Aiutava tutti tranne che se stesso. (…) – si legge nella lettera - Ma l’inizio della sua sventura risale a circa 20 anni fa col fallimento del suo matrimonio a seguito di un debito con la banca di 200 milioni di lire al quale non poté far fronte a causa dell’imbroglio di una grande azienda alla quale lui aveva dato fiducia. (…) Moltissime persone sapevano che Carlo da piu’ di 2 anni lavorava nella ristrutturazione della casa “maledetta” di Concordia. Diceva che i lavori gli venivano rallentati dalla burocrazia per via del fatto che risultava essere in zona paesaggistica e quindi era necessaria una documentazione delle belle arti che arrivava con tempi lunghissimi”. (s. a.)
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