Un clic sul reale e l’immaginario
Franca Catellani, vicepresidente del club Colibrì: la passione per la fotografia tra reportage e ricordi
«Per me la fotografia è quella degli album di famiglia, dei compleanni, degli affetti di casa: da quella sono partita e a quella ritorno sempre con il cuore e il pensiero nonostante la mia produzione artistica abbia esplorato e continui ad esplorare territori nuovi» racconta Franca Catellani, vicepresidente del Fotoclub Colibrì che nel 2002 ha incontrato la fotografia iscrivendosi al circolo e poi alla Fiaf ed è stato amore a prima vista. «Gratificazione, passione, dinamismo, ricerca, confronto: la fotografia è diventata per me questo ed altro, un modo per conoscermi e conoscere gli altri, imparare ad osservare il mondo, liberare la creatività che ho dentro» spiega Franca, precisando che la sua istruzione artistica ha alimentato e facilitato lo sviluppo di questa passione, soprattutto per quanto riguarda la composizione degli equilibri e l'estetica dell'immagine.
«Tra i vari maestri che ammiro e a cui mi ispiro non posso non citare Nino Migliori che è uno sperimentatore ed è quello che più mi rappresenta perché anch'io amo sperimentare, mentre per quanto riguarda la fotografia umanistica e reportagistica la mia stella cometa è Berengo Gardin».
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La fotografia anche come elemento di sintesi per documentare il territorio e offrire una visione storica, culturale e antropologica: con Franca, parliamo di un progetto fotografico, storico e culturale particolarmente interessante, realizzato qualche anno fa dal Fotoclub Colibrì sul territorio della Circoscrizione 3: «È una raccolta di appunti fotografici su un paesaggio che cambia, sfociati in una pubblicazione e in una mostra - racconta Franca sfogliando la raccolta “Immagini & Territori” - Viali alberati, spazi verdi della vita quotidiana collettiva come i parchi della Resistenza, Amendola, della Repubblica; e ancora luoghi della cultura e di aggregazione come le polisportive, le biblioteche, le nuove abitazioni: le immagini raccolte, affiancate da alcune fotografie del passato riprese nello stesso punto di vista, confermano oltre mezzo secolo di cambiamento del paesaggio».
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L'ingresso in camera oscura rappresenta la concretizzazione del proprio lavoro, quando la fotografia si trasforma e diventa creatura fisica dell'autore dello scatto. «Un'altra forma di concretizzazione di questa passione l'ho trovata nella scultura- conclude Franca- Diversi miei scatti li ho trasferiti in scultura in terracotta: una volta mi è capitato di fotografare una mamma al parco con il suo bambino e la scultura l'ho chiamata "La maternità". E vorrei ricordare una frase di Man Ray che a me piace moltissimo: "Non sono fotografo della realtà ma sono fotografo della mia fantasia"».
E IL VIDEO
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