Galleria Estense, nel 2015 occasione unica di rilancio
La promozione del ministero a Museo Nazionale unitamente alla riapertura costituiscono una coincidenza molto favorevole, ecco perchè non va sprecata
L'unico museo autonomo dello Stato in Emilia Romagna e zone limitrofe, a dispetto di tesori nazionali presenti anche a Parma, a Ferrara, a Bologna e a Mantova, sarà dunque la Galleria Estense di Modena. In attesa della riapertura, probabilmente a febbraio, siamo quindi davanti a una occasione storica, davvero unica, per il "lancio" del principale museo modenese.
Pensateci: l'Estense diviene uno dei pochissimi musei italiani autonomi, venti in tutto insieme a Colosseo, Reggia di Caserta, Pompei, Gallerie di Torino, Venezia, Milano, Firenze, Napoli e riapre i battenti più bella di prima proprio nell'anno dell'Expo. Evento mondiale sul quale il sindaco Muzzarelli ha più volte detto di voler puntare per il rilancio della città. La "rivoluzione" dell'Estense l'ha decisa il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Prima ancora della "rivoluzione" Sant'Agostino, attesa per il 2018 con il trasferimento delle biblioteche Estense e Poletti presso l'ex ospedale in corso di restauro, arriva dunque questa occasione per il museo nazionale cittadino. Ed è la novità principale fin da quando, nel 1879, la raccolta venne trasferita da Palazzo Ducale che diveniva sede l'Accademia militare al Palazzo dei Musei. Andiamo per gradi. Il museo nazionale, attualmente chiuso causa danni provocati dal terremoto del maggio 2012, è stato scelto tra i venti italiani dotati di piena autonomia scientifica, amministrativa, finanziaria. Significa che la raccolta di origine ducale, ora diretta dal funzionario statale Davide Gasparotto, potrà con la riforma voluta di Franceschini andare per la sua strada. Non dipenderà, cioè, più dalla Soprintendenza com'è avvenuto negli ultimi centotrenta anni. Che sia una rivoluzione lo dice lo stesso ministro Franceschini: «La valorizzazione dei musei italiani, venti musei di interesse nazionale dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria con direttori altamente specializzati e selezionati con procedure pubbliche, non è un piccolo cambiamento. Gli italiani si aspettano dal governo Renzi riforme importanti e la riorganizzazione del Ministero è una grande rivoluzione che ci consentirà di investire sull'incredibile patrimonio culturale che possediamo». Quali i motivi della scelta? Lo spiega un documento del ministro: «Un punto dolente dell'amministrazione dei beni culturali in Italia è sempre stata la sotto-valutazione dei musei: privi di effettiva autonomia, essi sono tutti, salvo casi sporadici e non legati a un disegno unitario, articolazioni delle soprintendenze e dunque privi di qualifica dirigenziale. La riforma intende mutare radicalmente questo aspetto». La notizia relativa all'Estense non è stata presa bene dai musei "concorrenti" delle città vicine. A Mantova, che detiene la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna capolavoro dell'umanità, sono infuriati. Ieri, sulla Gazzetta di Mantova, il responsabile di Palazzo Te Ugo Bazzotti scriveva di "irrimediabile smacco all'immagine di Mantova". Non l'ha presa bene neppure il soprintendente di Bologna e Ferrara Luigi Ficacci : «La Pinacoteca di Bologna, con Ferrara e Parma, in Emilia ha un peso artistico più forte di Modena». Comprensibilmente né Paola Grifoni, Soprintendente Beni architettonici di Bologna che potrebbe diventare capo della soprintendenza mista, né il soprintendente Stefano Casciu e il direttore Gasparotto commentano. Ma la vicenda dell'Estense è ormai ufficiale. E ora occorre risolvere i problemi perché prima della chiusura il museo era visto da appena 20mila persone scarse all'anno. Casciu tempo fa firmò con gli altri soprintendenti d'Italia un documento che manifestava preoccupazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
