«Chioschi, la Soprintendenza e una lunga serie di errori»
Italia Nostra ha atteso invano. Da parte della Soprintendente Paola Grifoni non è arrivata alcuna “presa di coscienza” sul grave errore commesso nel dare via libera alla costruzione dei chioschi...
Italia Nostra ha atteso invano. Da parte della Soprintendente Paola Grifoni non è arrivata alcuna “presa di coscienza” sul grave errore commesso nel dare via libera alla costruzione dei chioschi dentro il parco dei viali, che per i regolamenti e le leggi non avrebbero potuto essere realizzati. «Sono comprensibili l'imbarazzo e il disagio della soprintendente per i beni architettonici che ha autorizzato l'intervento di diffusa edificazione nel Parco della rimembranza. - scrive in una nota Italia Nostra - Il Tribunale del riesame, confermando il sequestro dei cantieri, ha infatti dovuto constatare che l'intervento è vietato, non solo dal piano regolatore, ma proprio dall'art. 20 del codice dei beni culturali (che il soprintendente è tenuto a far osservare), perché destina il parco ad un uso di promozione commerciale incompatibile con il suo carattere storico e lesivo della stessa integrità fisica di organismo vegetale. E il danneggiamento al “bene culturale - parco” già è stato provocato dalla attivazione dei cantieri (e solo il sequestro ne ha impedito l'aggravamento).
In recenti dichiarazioni alla stampa la soprintendente, nel proposito di dare fondamento normativo alla approvazione di una vasta edificazione del “parco”, contesta che esso rivesta lo speciale interesse “storico” (art. 10, comma 3, lettera d) codice beni culturali), a suo dire riconoscibile nel modello del Parco, che ne avrebbe comportato l’inedificabiltà. Come immobile di interesse storico-artistico (comma 4, lettera f) dello stesso articolo), il solo nominale parco della rimembranza invece, così casualmente dedicato a Modena a impianto ormai realizzato e altrimenti concepito, privo quindi di “un reale riferimento alla storia della nazione”, sarebbe suscettibile di edificazione e le previste costruzioni varrebbero a riqualificare l'intera area in stato di grave degrado». Una tesi che viene smontata pezzo per pezzo, da Italia Nostra «Sono affermazioni, innanzitutto, in linea di verità storica smentite dalle ricerche di archivio. Ma pure affermazioni del tutto prive di riscontro nella disciplina dettata dal codice dei beni culturali. In un parco così tutelato non possono essere ammesse costruzioni concepite in funzione di promozione e riqualificazione commerciale del luogo, al quale si addice invece, se esso versi in stato di degrado (come rileva la soprintendente), un intervento di appropriato restauro».
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