L’Antimafia: Modena crocevia per gli affari dei narcos messicani
Il gip di Palermo: nella città emiliana avvenne l’incontro tra il Cartello di Monterrey e la camorra I boss in alberghi di lusso, fra ristoranti e bar, per piazzare un carico di mezza tonnellata di cocaina
L’arresto di Vincenzo Paone, ritenuto dall’Antimafia di Palermo una figura di primo piano nel narcotraffico internazionale, ha permesso di aprire uno squarcio sull’Operazione Monterrey del 2012 (34 arresti) che coinvolgeva i fratelli modenesi Elio (57 anni) e Bruno Gerardi (46 anni), il primo titolare di uno stabilimento per ceramica a Castellarano, il secondo commerciante di apparecchiature ceramiche in Messico.
Lo scenario descritto nelle indagini è inquietante: nel luglio 2006, quando i Gerardi stanno gestendo il trasporto dal Messico a Milano di un altoforno con 424 chili di cocaina mediando tra produttori Narcos e il casertano, che opera per conto di famiglie palermitane, Modena diventa improvvisamente il crocevia di tutta la vicenda che porterà alla sparizione nel nulla di Bruno Gerardi e all’arresto del fratello Elio.
Un carico ingente per loro finito male: la polizia lo intercetta e lo sequestra. Per questo anche il gip palermitano Agostino Gristina ritiene che dopo sia avvenuto un regolamento di conti. Nell’ordinanza delle misure cautelari per i messicani coinvolti, Paone, altri napoletani in odore di camorra e i due fratelli modenesi - ordinanza ieri applicata con l’arresto del latitante Paone a Città del Messico - si legge infatti una ricostruzione finora sconosciuta di quanto era accaduto nel luglio 2006 nella nostra provincia.
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Secondo le indagini (basate su intercettazioni telefoniche e ambientali), Bruno Gerardi organizza la spedizione dell’altoforno ceramico internamente foderato da mattoni di cocaina per un peso di quasi mezza tonnellata. Nell’operazione sono coinvolti tre esponenti del Cartello di Monterrey: Humberto “Gordito” Valenzuela Ochoa, Rodrigo Mora Mondragon e Juan Felipe “Raoul” Alvarez Corona. Acquirente, il casertano Vincenzo Paone, vicino al clan di Sandokan e soprattutto, secondo gli investigatori, al clan camorrista Nuvoletta che a sua volta aveva contatti con possibili acquirenti tra alcune “famiglie” mafiose di Palermo interessate a 200 chili in un colpo solo. Si parla infatti di gestire carichi ingenti: i Gerardi erano già stati tenuti sotto osservazione dagli investigatori per un carico da 1,2 tonnellate di cocaina spedite da Barraquilla (Colombia) nel 2002 nascosta dentro alcuni forni.
Bruno ed Elio Gerardi prendono in affitto un capannone in via Siemens a Carpi dove si progetta lo smontaggio del macchinario e il recupero della cocaina. Secondo l’Antimafia di Palermo, a Bruno per la mediazione e il lavoro spetterebbe un 10% del profitto.
Il 13 luglio a Modena arrivano i narcos in attesa del carico: Ochoa è alloggiato in un hotel di lusso in centro, Mora in un altro albergo in città e Alvarez in un appartamento in affitto in via Vignolese. Il 14 sera cenano con Gerardi e Paone in un locale di via Vignolese e il giorno dopo si trovano a un tavolino di bar prima nella zona di Sant’Agostino e poi in piazza Grande.
Ma il carico non arriva e Bruno Gerardi scopre che per errore è stato dirottato sul porto di Anversa (Belgio). Gerardi, nel panico, muove un parente che lavora nelle spedizioni e organizza il trasporto a Milano. I messicani sono nervosi. Il 22 ne arriva un quarto che alloggia vicino all’aeroporto di Bologna. Alla fine il carico arriva in dogana a Milano. Ma è già tenuto d’occhio. Dopo un’ispezione a Carpi, si decide di portare l’altoforno a Terni ma il camion sarà fermato dalla polizia il 27 luglio e il carico è perso. La Dda ordina di proseguire.(1. continua)
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