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«Noi, dipendenti della Misericordia rimasti senza futuro»

di Serena Arbizzi
«Noi, dipendenti della Misericordia rimasti senza futuro»

La coppia, moglie e marito entrambi invalidi, racconta come dall’oggi al domani si sia ritrovata calata in un incubo

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Michelina Spagone è invalida all’80%, il suo compagno Michele Nappa al 60%: entrambi sono dipendenti della Confraternita della Misericordia, che da mesi non paga gli stipendi, sprofondata sotto il peso di un grave deficit finanziario. In aggiunta, pur essendo invalidi, Michelina e il compagno hanno fatto domanda d’aiuto al Comune di residenza, Formigine, nei giorni scorsi: nonostante in passato quest’amministrazione abbia aiutato la coppia, durante l’ultimo colloquio il Comune non ha garantito ai due alcun sostegno.

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«Alla Misericordia non ci pagano da mesi, siamo andati ovunque, ormai: in Prefettura, in Comune, alla Cgil che ci ha aiutato e ha richiesto un incontro con la Confraternita che, però, non ha ancora risposto alla domanda del sindacato – lamenta Michelina - La storia del buco finanziario è esplosa in giugno, ma io non vengo pagata da febbraio almeno e non ho ancora avuto la tredicesima dell’anno scorso. Anche prima, inoltre, andavamo avanti con acconti su acconti e le buste paga arrivavano in ritardo, … Adesso, oltre ad essere invalida all’80%, sono a casa dal lavoro da qualche mese perché ho dovuto farmi operare a un piede, il mio compagno è invalido al 60%. Pur avendo questa condizione di svantaggio ci ritroviamo senza aiuto da tutti i fronti, ad eccezione del sindacato, la Cgil

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. Quando arrivava la data in cui avremmo dovuto ricevere la busta paga, chiamavo Anna Maria Lombardo, la direttrice della Misericordia, perché dicevano che era lei ad avere in mano i conti e che passava tutto attraverso lei. Ma i soldi non arrivavano mai… Ci siamo sentiti rispondere più volte che la situazione era di grave crisi economica generale e, siccome anche la Confraternita stava tirando la cinghia ci chiedevano di venire loro incontro. Una volta, quando c’erano ancora i Cie, pagavano ogni quindici giorni. Poi venendo a mancare delle entrate si sono ritrovati allo sbando. E siamo tutti sulla stessa barca noi dipendenti: ad esempio, una mia collega è da un anno che non prende lo stipendio, ma potrei nominare altri casi. Morale: sono sette mesi che non mi posso più permettere di pagare pago l’affitto ormai. Per non parlare delle bollette. Il Comune di Formigine mi ha dato una mano, saldando una vecchia bolletta del gas scaduta in marzo. – prosegue Michelina – Negli ultimi giorni, ho provato nuovamente a bussare alle porte dell’amministrazione comunale. Mi hanno risposto che non possiamo ricevere nessun aiuto: ci hanno dato 100 euro per fare la spesa 20 giorni fa, ma adesso mi hanno detto basta. Eppure siamo invalidi senza stipendio. In Comune mi hanno suggerito di farmi aiutare dalla mia famiglia, ma i parenti non possono aiutarci: ho appena perso mia suocera, e questo ha aggravato la situazione” conclude Spagone.

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Immediata la replica del Comune di Formigine. "I Servizi Sociali del Comune sono quotidianamente allertati da richieste di aiuto da parte di cittadini che si trovano in gravi difficoltà economiche proprio a causa della crisi e della perdita del lavoro - spiega l'amministrazione - Il Comune ha attivato diversi strumenti e misure anticrisi, come il Fondo di Solidarietà Straordinario, i Tirocini formativi, ecc.. Accade però che, spesso, le aspettative dei cittadini siano ben superiori alle concrete possibilità di intervenire che un Comune può garantire. In ogni caso ogni situazione viene sempre valutata nel suo complesso, a partire dalle reti parentali di riferimento».

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