Dal Gambia alla via Emilia sognando una nuova vita
Castelfranco. Le storie di Ebrima e degli altri profughi ospitati al San Marco «Settemila chilometri attraversando l’Africa per fuggire dalla guerra»
CASTELFRANCO. Ebrima Juiteh ha un sogno nella vita: «Vorrei stare con la mia famiglia». Il giovane è un falegname e un giorno vorrebbe giocare a basket. Per ora sbarcato sulle coste della Sicilia è a Castelfranco in attesa dei documenti con altri profughi con cui iniziare una nuova vita, assieme a molti suoi connazionali che hanno lasciato la loro patria, il Gambia. «Nel nostro Paese c’è la guerra - ha ricorda Ebrima - per questo siamo dovuti partire». Indipendente dal Regno Unito sin dal 1965, il piccolo Stato africano è governato da Yahya Jammeh, insediatosi con un colpo di stato militare il 22 luglio del 1994. Organizzazioni non governative da tempo denunciano violazioni sistematiche dei diritti umani. In Gambia è in vigore la pena di morte, applicata - secondo quanto ha denunciato Amnesty International - anche senza attendere la fine dei processi. Comportamenti passibili della sentenza capitale sono il banditismo, il traffico o l’uso di droghe, l’omicidio, il terrorismo e le azioni condotte “contro lo Stato o contro la popolazione”.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.9654487:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/dal-gambia-alla-via-emilia-la-storia-dei-profughi/33176/33384]]
L’omosessualità è punita con la morte. Dal 2001 le forze di sicurezza non sono indagabili se entrate in azione per sedare riunioni non autorizzate o situazioni d’emergenza. Un giornalista o un blogger che scriva una notizia “falsa” è passibile di quindici anni di carcere. Dal 1982 al maggio scorso il Gambia è stato indirettamente coinvolto nel conflitto della Casamance, la regione a sud del Senegal levatasi per l’indipendenza. Per questi motivi, mentre il Paese si apprestava a festeggiare i vent’anni di governo Jammeh, Ebrima e tanti i suoi amici hanno fatto le valigie per lasciare la loro terra. «Siamo partiti in centoquattro - racconta il giovane - e abbiamo viaggiato per circa tre settimane attraverso il Senegal, il Mali, il Niger e la Libia». Per arrivare da Banjul (la capitale del Gambia) alle coste del Mediterraneo bisogna percorrere oltre settemila chilometri, attraversando per un lungo tratto anche il deserto del Sahara. «Abbiamo dovuto lasciare le nostre famiglie prima di partire via nave - ha spiegato Ebrima - spero di trovare un buon lavoro per aiutare i miei».
Un desiderio condiviso dai suoi amici. Ebrima Teurey è un elettricista e desidera riunirsi ai suoi cari. «Intendo trovare una buona occupazione - aggiunge Morro Malang - e guadagnare abbastanza per stare assieme con la mia famiglia». Giovedì sono arrivati in ventotto. Profughi non solo dal Gambia, ma anche dall’Eritrea e dalla Siria, in cui è in atto da oltre quattro anni una sanguinosa guerra civile. Sono stati accolti dalla cooperativa sociale Caleidos di Modena, selezionata attraverso un bando, grazie a un protocollo approvato dal Comune. Ebrima e gli altri sono ospitati all’Hotel San Marco. «Molti sono già andati via - interviene il direttore dell’albergo, Ram Singh - potevamo accogliere fino a quarantasei persone e abbiamo dato volentieri la nostra disponibilità».
Ram viene dall’India e risiede in Italia da circa ventidue anni. È stato in grado di trovare un futuro nel nostro Paese e ora desidera che persone in difficoltà possano fare altrettanto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
