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Lavoratori in nero: nascosti 12 abusivi nella cella frigorifera

Lavoratori in nero: nascosti 12 abusivi nella cella frigorifera

La clamorosa denuncia degli operai sfruttati alla Cgil Finte cooperative nel settore trasporti, il caporale-padrone

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Nascosti in dodici in una cella frigorifera per fare in modo che chi stava controllando non si accorgesse degli abusi, dell’illegalità, dello sfruttamento. Dodici lavoratori senza alcun contratto regolare ma sfruttati a dovere, più di 250 ore al mese. Dodici ma non solo: decine e decine senza alcun diritto, senza coperture, tiranneggiati da un “capo” che in caso di disgrazia porta il ferito in ospedale assicurandosi che venga riferito che il tutto è accaduto in casa. Pena la perdita del posto, il rientro al Paese d’origine. Non sono scene antiche a cui la storia del lavoro ci ha abituati come esempi di un prima, equiparabile ad una schiavitù, e di un dopo fatto di diritti, sindacato e tutele. Siamo nel Modenese, anno 2014, dove imperversano false cooperative, classificabili nel settore logistica e trasporto. Il marcio a volte, come del resto dovrebbe sempre, affiora. Perché qualcuno si ribella e cerca rifugio presso il sindacato. Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza della Cgil regionale, denuncia: «Abbiamo debitamente segnalato l'ennesimo caso di lavoro nero e irregolare agli organi inquirenti, vivendo uno sgomento che spiazza e va oltre la normale “attività di tutela” sindacale». Nella denuncia, quella pubblica, spiega Zavatti, non vengono riportati i nomi delle ditte perché, al di là delle responsabilità oggettive, questo caso assuma una vasta portata, «perché - afferma - è decisivo trarne ulteriori impegni concreti, per le istituzioni, le associazioni delle imprese e delle professioni del territorio, per contrastare con maggiore determinazione un'economia illegale, che vive qui e cresce dentro a quella “normale”. Sono i tanti casi di grandi imprese e marchi affermati dei nostri territori, che affittano rami di attività aprendo i loro cancelli e reparti a ditte esterne che “costano poco”, spesso a cooperative fasulle come in questo caso, che si fanno largo grazie al lavoro irregolare».

Come detto, qualche lavoratore si è ribellato. «Nella loro segnalazione - spiega Zavatti- il gruppo di lavoratori (italiani ma soprattutto stranieri) - così si esprime : “lavoriamo per la ditta... senza sicurezze e come robot. Se segnaliamo qualsiasi difficoltà, il Capo dice di andare a casa e non venire più a lavorare. Il titolare della nostra cooperativa è il signor... ma hanno anche un'altra cooperativa. Nei casi di grave infortunio che ci sono stati, il Capo ci accompagna in ospedale e dice di dire che il fatto è accaduto a casa e non sul lavoro e di conseguenza perdiamo la paga e anche l'infortunio. E' così da quando si lavorava a Modena ed anche peggio nell'altra provincia vicina di... Il Capo vende anche le residenze ai lavoratori che sono senza. Normalmente noi lavoriamo più di 250 ore al mese, chi non è del tutto in nero ha contratto part time e pagati in nero. Due giorni fa è arrivato un controllo e i nostri Capi hanno nascosto 12 di noi senza contratti, chiudendoli dentro la cella frigorifera)».

«Vien da pensare -afferma Zavatti, Cgil - che Prato non è lontana e se là i 7 lavoratori cinesi senza volto sono morti bruciati vivi, qui qui in 12 potevano congelare. Parliamo di due false cooperative, con sede legale nello stesso identico indirizzo di un grande comune modenese, con amministratori unici o consiglieri nominati "a tempo indeterminato" provenienti da Casoria, Napoli e provincia, e che hanno lavorato per grandi imprese di Modena e provincia. False cooperative, perché così si evade o si ricicla il nero più facilmente, già segnalate in passato. Entrambe le imprese sono registrate ne settore della "logistica e trasporto" e che poi assumono in affitto rami di attività produttiva dentro a fabbriche prestigiose in tutt'altri settori, che possono andare dalla chimica, all'agroalimentare, dai servizi al grande trasporto. Quasi sempre il lavoratore che ci chiama, rischia di essere lasciato a casa o altre minacce peggiori». Di questi casi, conclude Zavatti: «Non può occuparsene solo il sindacato». (s.to)

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