«Un esposto all’Antitrust per tutelare i viaggiatori»
Le contromisure di Comitato Utenti e Federconsumatori a causa dei disagi Poli e Frascarolo: «Nessuno rimborsa le ore perse dai lavoratori pendolari»
Migliaia di ore perse sia di lavoro sia di lezione nelle scuole. Colpa di ritardi e disservizi vari che regolarmente affliggono la linea ferroviaria Carpi - Modena. Solo pochi giorni fa l’ennesimo caso con 11 corse soppresse. La misura, come si dice, è colma, tanto da far perdere la pazienza a Federconsumatori che, supportata dal locale Comitato Utenti, ha recentemente deciso di fare un esposto sia all’Antitrust che all’Autority dei Trasporti. E sull’onda di questa iniziativa è nato anche l’appuntamento della prossima settimana con l’assessore regionale Alfredo Peri.
«Gli utenti - spiega Giuseppe Poli, carpigiano, responsabile regionale di Federconsumatori settore Trasporto - sono in una posizione di netto svantaggio rispetto alla posizione di Trenitalia che continua a macinare disservizi senza avere le conseguenze che si meriterebbe. Con il nostro esposto abbiamo sottolineato all’Antitrust il fatto che l’acquisto del biglietto da parte dell’utente non è garanzia di servizio. Il rapporto “contrattuale” che si dovrebbe instaurare viene disatteso con pesanti danni da parte dei viaggiatori. Le faccio un esempio: per chiedere il rimborso in seguito a un treno in ritardo bisogna che il biglietto valga almeno 16 euro, e ovviamente sulla Carpi - Modena la cifra è più ridotta; poi, e nessuno lo sa, bisogna timbrare il biglietto all’arrivo se non ci sono mezzi sostitutivi entro un’ora... insomma tutto serve a proteggere chi eroga il servizio, mentre i pendolari che lavorano o studiano perdono, senza alcun risarcimento, ore preziose nell’arco di un anno di soppressioni e ritardi. All’Autority - prosegue, abbiamo invece chiesto di aumentare le penali a carico di Trenitalia al fine di dissuadere quest’ultima a persistere nell’effettuare un servizio a volte pessimo».
«So di certi studenti - commenta dal canto suo Angelo Frascarolo, presidente del Comitato Utenti - che hanno rischiato di essere rimandati per avere perso quasi il 30% di ore una stessa materia a causa dei continui ritardi dei treni. I lavoratori, invece, rimettono soldi per le ore di lavoro perse. È una grave ingiustizia che debba essere l’utente che paga per il servizio, a pagare anche di tasca propria per il disservizio». Impensabile anche, sottolineano sia Frascarolo sia Poli, pensare a una class action. Come al solito in Italia si sono complicate le cose a tal punto che gli utenti hanno sempre poco peso specifico rispetto alle aziende, soprattutto se appartengono allo Stato.
«Ci ha dato il suo sostegno nelle nostre battaglie - dicono - anche l’assessore Galantini con cui abbiamo avuto un incontro nelle scorse ore. Speriamo che dopo le parole giungano i fatti. Uno dei gravi problemi di questa situazione - continuano - è che segnalando continuamente disagi e disservizi, si instaura nella gente la percezione che del treno, in quanto mezzo di trasporto, non c’è da fidarsi. Tutti, infatti, quando devono andare a Modena o Bologna per un impegno importante, raramente pensano al treno perché temono che il rischio di non arrivare in orario sia troppo elevato. Per poter cambiare mentalità bisogna che le Ferrovie garantiscano affidabilità nel tempo, anche se ormai l’immagine del servizio è gravemente compromessa. Dovrebbero essere gli amministratori a combattere al nostro fianco, cosa che fino a oggi è avvenuta più che altro a parole senza risultati concreti e apprezzabili».
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