Commercio, perso il 10% dei posti
Confesercenti Modena ha rilevato la caduta dell’occupazione nel primo semestre
Meno 10%. A tanto ammonta la flessione dell'occupazione nelle imprese modenesi del commercio, turismo e servizi nel primo semestre 2014 (rispetto allo stesso periodo del 2013), secondo la ricerca condotta dal centro studi di Confesercenti Modena, che ha passato al setaccio oltre 1500 piccole e medie imprese. Secondo la ricerca calano drasticamente (- 62,9%) anche le ore di cassa integrazione, ma non si tratta di un segnale positivo. Sono le forti incertezze sui tempi di proroga e sulle coperture finanziarie della cassa in deroga, ma soprattutto la perdurante e sempre più profonda crisi che non lascia intravvedere sbocchi a breve, le principali ragioni che costringono le imprese a ridurre l’organico licenziando.
«Da questo quadro emerge che la gravità della crisi è tale che i provvedimenti succedutisi negli ultimi anni non hanno in alcun modo fatto da argine contro l’aumento della disoccupazione. Rimarchiamo quindi la necessità – sottolinea il direttore di Confesercenti Modena, Tamara Bertoni – di fornire strumenti utili alle imprese per creare nuovi stimoli ad assumere».
Entrando nel merito della ricerca si osserva come il settore del turismo e pubblici esercizi sia quello che più di ogni altro denota sofferenza sul dato occupazionale con un -19,9%; in questo settore sono venute quasi del tutto a mancare le assunzioni stagionali che tradizionalmente si facevano all’inizio dell’estate quando, con l’apertura dei dehors i posti aumentavano. Anche nella vendita di generi alimentari in questo settore il primo semestre 2014 si connota con un pesante calo degli occupati, pari al 9,2%. Persiste il calo degli occupati anche nell'extra- alimentare: -7,5%. Rispetto al quadro generale fortemente negativo, il settore dei servizi di intermediazione limita la perdita di occupati nel primo semestre 2014: - 2,1%. Il commercio all’ingrosso è l’unico comparto in cui, al momento, si registra ancora un minimo di ripresa occupazionale: +3,2%. «Senza prospettive di crescita stabile – prosegue la Bertoni – le imprese non potranno riprendere a investire sulle risorse umane».
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