Alleanza tra i sindaci: serve un amministratore
Muzzarelli con i colleghi Merola, Vecchi e Tagliani lancia la volata Gli alleati timidi sulle primarie. Bonaccini dipende dalle scelte di Renzi
Stefano Bonaccini scenderà in campo per la Regione o Renzi lo chiamerà alla regia dell’organizzazione del partito? Matteo Richetti sarà in pista per le primarie oltre a Roberto Balzani che ha già confermato la sua presenza? E Daniele Manca di Imola sarà della partita? Il quadro del futuro regionale è questo, il Pd lo scioglierà entro la fine della prossima settimana.
Intanto i quattro sindaci Pd dei capoluoghi centrali dell'Emilia-Romagna, Virginio Merola (Bologna), Gian Carlo Muzzarelli (Modena), Luca Vecchi (Reggio) e Tiziano Tagliani (Ferrara), ieri hanno siglato un patto in vista delle regionali, non lo escludono. Non sarà certo uno di loro («abbiamo già tanto da fare») ma per guidare viale Aldo Moro dopo Vasco Errani «la competenza amministrativa è fondamentale, così come saper ereditare le grandissime innovazioni che questa Regione ha fatto e saperle portare avanti con altrettante capacità d'innovazione», dice Merola, che del resto aveva già a suo tempo speso il nome del collega imolese Daniele Manca.
Ma a questo punto «saranno le primarie o il candidato unitario a doversi confrontare con le nostre proposte». Ieri infatti i quattro sindaci hanno messo sul piatto del dibattito pre-elettorale la loro scommessa: mettere insieme le ragioni della città metropolitana bolognese e delle loro tre province, «una realtà già integrata dal punto di vista socio-economico. Vogliamo collaborare al di là dei confini amministrativi», promette Merola. «Se questo è un modo per contare di più? È un modo per collaborare di più- sottolinea Muzzarelli- è il momento di unire gli sforzi. Ci stiamo mettendo in gioco perché riteniamo che il protagonismo dei comuni sia fondamentale».
I sindaci, come dettaglia poi un comunicato ufficiale, «hanno deciso di dare vita ad un gruppo di lavoro per rafforzare la collaborazione tra le città dell'area centrale della Regione». Un lavoro che «ha l'obiettivo di superare la logica della competizione e rafforzare la cooperazione tra territori, al fine di sostenere l'azione della nuova regione e il lavoro delle nuove unioni provinciali di comuni, in accordo con la nuova città metropolitana». L'accordo riguarda nell'ordine «sviluppo economico e lavoro, manifatturiero, innovazione, istruzione e ricerca, cultura e turismo, fondi strutturali europei, welfare e sussidiarietà, ambiente e rete infrastrutturale».
Il Pd, che in questi giorni si sta confrontando con gli alleati per definire contenuti e perimetro della coalizione, venerdì 1 agosto terrà una direzione in cui dovrebbero essere fissate data e regole delle primarie. Lo statuto del Pd prevede che per candidarsi serve la firma del 35% dei componenti dell'assemblea regionale. Il segretario Stefano Bonaccini ha detto che non verranno usate le regole per escludere qualcuno che si vuole candidare. Tuttavia non è nemmeno pensabile che il Pd possa schierare 5 o 6 candidati. Rispetto alle primarie, il tema dell’alleanza resta ancora un tabù. Il faccia a faccia col segretario regionale Pd Stefano Bonaccini non ha segnato la svolta: Sel resta al momento (come Rifondazione Comunista) fuori dalle primarie di coalizione. «Bonaccini- racconta la coordinatrice vendoliana Elena Tagliani- ha chiesto la nostra disponibilità a partecipare alle primarie e noi gli abbiamo detto che pur considerando le primarie uno strumento auspicabile in questo momento non ne troviamo l'utilità per Sel». La decisione non è definitiva ma un orientamento che va maturando mentre il partito di Vendola verifica intanto «se cìè spazio per costruire un soggetto collettivo con la sinistra». (d.b.)
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