Gazzetta di Modena

Modena

«Condominio Europa, un esempio di unità»

«Condominio Europa, un esempio di unità»

Mirandola. Tornato agibile lo stabile che ospita 14 famiglie: «Lavori finiti grazie allo sforzo di tutti»

2 MINUTI DI LETTURA





MIRANDOLA. Storie diverse ma accomunate da un unico destino: il sisma. Da quel momento ciascuna delle 14 famiglie mirandolesi che abitavano nel condominio “Europa” ha intrapreso percorsi differenti. La data del 18 luglio segna dunque un nuovo punto di partenza: ora gli appartamenti sono di nuovo agibili e tutti i residenti si sono ritrovati nell'edificio di via Calatafimi, interamente ripristinato dopo i danni del terremoto, in seguito al quale era stato classificato come “E leggera”. Ma non è tutto oro quel che luccica. I problemi sono ancora parecchi, a partire dall’allacciamento del gas: «Con la fornitura di acqua ed energia elettrica non abbiamo avuto alcun tipo di problema - spiega Marco Ferraresi, uno dei residenti - Per quanto riguarda il gas invece ci vengono spesso chiesti documenti che rallentano ogni tipo di operazione».

A questo punto fino a che non arriverà l’allacciamento le soluzioni sono due: entrare nell’appartamento, accontentarsi di fare una doccia fredda e dotarsi di fornelli da campeggio per riscaldare il cibo, oppure decidere di posticipare il ritorno prolungando il periodo di affitto, ma stavolta a proprie spese: dato che l'agibilità formale è già stata data, i contributi che percepivano le famiglie sfollate nel frattempo sono infatti scaduti.

«Non capiamo il motivo per cui dobbiamo sobbarcarci le spese per spostare i contatori all’esterno quando a San Possidonio e Concordia tale spesa è compresa all'interno del Mude - aggiunge Luca Ceriati, proprietario non residente - Pur non avendo vissuto l’esperienza in prima persona, vorrei aggiungere un’osservazione: nelle mille difficoltà abbiamo avuto la forza di stare uniti, optando per la collaborazione piuttosto che scatenare una guerra tra condomini che non avrebbe portato a nessun risultato. Da altre parti la ricostruzione è più lenta anche perché i proprietari stessi non riescono a trovare un accordo sul da farsi».

«Questa è la dimostrazione di come una diversa interpretazione delle normative regionali possa generare caos e problematiche di non poco conto - commenta Giuliano Barbieri, che abita nel condominio - Per quanto riguarda il nostro caso siamo stati sin dall’inizio d'accordo su un punto: cercare di fare il possibile per evitare i Map, perché sapevamo che una volta entrati sarebbe stato difficile uscirne fuori rapidamente».

«Dopo due anni di esilio forzato è normale avere fretta di rientrare - spiega Gustavo Bonfatti - Vedendo la situazione generale però non possiamo lamentarci: qualcuno deve ancora decidere se abbattere o sistemare il proprio stabile. In questi mesi abbiamo affrontato disguidi burocratici, uffici non sempre pronti ad accogliere le nostre esigenze. Ma per noi oggi tutto questo rappresenta il passato».

Giovanni Vassallo

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google