Case popolari, si cambia: arretra la residenzialità
Il criterio introdotto dalla giunta Caselli (e mai applicato) perderà di valore L’assessore Vivi incontrerà i sindacati per riduscutere i criteri di assegnazione
I criteri di valutazione e punteggi nel regolamento per l'assegnazione delle case popolari verranno rivisti, ma la residenzialità storica non sparirà dai parametri. Nei giorni scorsi, dopo la prima commissione servizi alla persona, è emerso che il nuovo regolamento per l'assegnazione delle case popolari, licenziato dall'amministrazione Caselli e approvato dal consiglio comunale poco tempo prima delle elezioni, non è ancora stato applicato.
Gli alloggi si assegnano ancora con i vecchi criteri. Questo ha provocato le lamentele per primo dell'ex assessore Claudio Corrado, che è l'autore del nuovo regolamento in cui figura fra i criteri di valutazione quello della residenzialità storica: un punteggio in pratica, premia anche chi risiede in città da più tempo, con una tabella che assegna punti differenziati fino a 10 anni di residenza e oltre.
Secondo Corrado la nuova amministrazione avrebbe ignorato e di fatto eliminato il suo regolamento. Verifiche in merito dicono che le cose non stanno esattamente così: le assegnazioni finora sono state determinate come in passato per semplici motivi temporali, che non hanno consentito di adottare il nuovo regolamento. Ma è anche vero che qualcosa verrà cambiato. Il nuovo assessore ai servizi sociali Antonella Vivi infatti, ha intenzione di incontrare nei prossimi giorni i rappresentanti dei sindacati per discutere con loro i criteri e i punteggi.
«Quello della residenzialità storica sarà fra i protagonisti del confronto, è sicuro, ma non c'è l'intenzione di eliminarlo», spiega una fonte interna, quanto di rivedere qualche parametro. Già nella fase di elaborazione del regolamento infatti il Pd, ma anche gli stessi sindacati avevano giudicato giusto includere un punteggio per chi da più tempo contribuisce allo sviluppo della comunità sassolese, ma avevano anche criticato l'eccessivo valore associato a questa caratteristica che andava a modificare pesantemente le graduatorie a sfavore di altri parametri molto sensibili, quali il livello di disagio o invalidità.
All'epoca Susanna Bonettini del Pd, partecipante alla commissione che aveva elaborato il regolamento, aveva sottolineato come la residenza a Sassuolo da dieci anni finisse per premiare con un punteggio più alto rispetto a un'invalidità o rispetto alla condizione di anziano solo e senza assistenza. Proporzioni che l'incontro fra assessore e sindacati si occuperà di ristabilire se si troverà un accordo in merito, mantenendo un punteggio anche per la residenza ma rimettendo in primo piano la condizione di malessere sociale o fisico. Anche l'ex assessore Corrado aveva convocato più volte i sindacati per spiegare il suo regolamento, ricevendo però più di un rifiuto, motivato sia dal periodo di campagna elettorale che dall'impossibilità, secondo i delegati, di discutere i criteri, trattandosi a loro giudizio invece di un'illustrazione di decisioni già prese. Il regolamento sulla residenzialità storica era in particolare al centro di una battaglia della Lega Nord sassolese, che lo aveva richiesto, incluso in un ordine del giorno del consiglio e apprezzato al momento dell'approvazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
