Disvetro, paese fantasma «Ormai è un cimitero»
La frazione è abbandonata tra cantieri che non partono e fuga dei residenti Agricoltura e allevamenti in ginocchio, ma i pochi negozianti rimasti non mollano
CAVEZZO. Ad oltre due anni dal terremoto Disvetro si presenta come un paese fantasma. L’agricoltura, uno dei settori economici che sono di fondamentale importanza per questo territorio, riporta ancora le ferite che, per essere sanate, richiederanno ancora anni. Anche i negozi e le attività del piccolissimo centro si trovano a combattere, giorno dopo giorno, contro un nucleo cittadino sempre più desertificato. Per non parlare della parrocchia, distrutta dalle scosse.
«Questa frazione non si può più chiamare Disvetro, ma “camposanto” - spiega Paolo Muracchini, titolare del negozio di alimentari sulla strada principale - A due anni dal sisma questa frazione è completamente morta. Al circolo dove si radunavano gruppi di amici qui vicino, sono andati i ladri ed è terra di nessuno. La vita è cambiata moltissimo. Per quanto riguarda le scuole, è stata rifatta completamente nuova una struttura a Cavezzo e per diverso tempo non si parlerà di un ritorno qui. La chiesa è stata abbandonata: si dice che non ci siano i soldi per mettere in sicurezza per poi vedere se procedere con il ripristino definitivo. Anche questa rappresenta una grande perdita per i fedeli».
Tuttavia c’è qualche commerciante che ha ricostruito il proprio “giro” di clienti. «Io mi trovo bene - racconta Maria Grazia Rovatti, parrucchiera con il container di fronte alla chiesa - Non vado via con il mio negozio perché cerco di dare il mio contributo nel tenere viva la frazione e le persone continuano a venire».
I danni economici provocati dal sisma sono poi evidenti nell’azienda agricola Testi, che ospita 150 mucche più una quarantina di vitellini. «Per rimettere in sesto il capannone abbiamo speso di tasca nostra oltre 600mila euro - dice Pietro Testi - Finora, non abbiamo visto nemmeno un soldo di risarcimento. Per produrre latte e Parmigiano, con conferimento al Caseificio La Cappelletta di San Possidonio, abbiamo dovuto risollevarci da soli dalle macerie». La ditta ha riportato danni sin dalla prima scossa di terremoto del 20 maggio, quando è andato distrutto un impianto fotovoltaico da 20 kilowatt appena installato. Le travi del tetto, inoltre, si erano rotte, pendendo sulla testa dei bovini. «Dobbiamo ancora finire i lavori, tra demolizione e ricostruzione - aggiunge Luigi Testi - terminare un capannone e proseguire l’adeguamento sismico dello stabile dove si trovano i vitelli».
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