Muzzarelli: «I nove indagati dimostreranno la loro onestà»
Il nuovo sindaco difende la giunta Pighi ed i dirigenti comunali raggiunti dagli avvisi di garanzia L’ex primo cittadino accusato di non aver protetto un bene storico. Prampolini: «Abbiamo agito bene»
Inchiesta sul parco della Rimembranza: il giorno dopo la notifica dei nove avvisi di garanzia inviati dalla Procura ad amministratori della ex Giunta Pighi, a dirigenti comunali e a due dirigenti della Soprintendenza, il nuovo sindaco Gian Carlo Muzzarelli ribadisce di star lavorando per riqualificare il Parco difendendo l’operato della giunta precedente.
«Seguiamo con attenzione l'azione della magistratura - si legge in una sua nota - e, come è noto, gli avvisi di garanzia non rappresentano certo una condanna. Riteniamo vada riconosciuto agli amministratori e ai tecnici coinvolti di aver sempre agito in assoluta trasparenza e in stretta collaborazione con le autorità di controllo. Crediamo potranno dimostrare presto la loro onestà. Nel frattempo, con il passaggio in Consiglio comunale del nuovo progetto per il parco e con l'adozione della variante al Regolamento edilizio, che offre una chiara interpretazione delle norme applicabili in quel contesto, la nuova amministrazione sta lavorando per un percorso che porti a una soluzione soddisfacente della questione sotto ogni profilo con l'obiettivo di riqualificare e valorizzare un'area di gran pregio della città».
Ricapitolando, insomma, la Giunta Muzzarelli, pur distaccandosi nelle scelte dai predecessori, ne garantisce la linea di necessità e di buonafede. Anche perché al progetto c’era l’avallo della Soprintendenza ai beni architettonici attraverso diciotto pareri favorevoli firmati dalla direttrice per Modena Grazielli Polidori e visti dal superiore, la dottoressa Paola Grifoni (direttrice per Bologna, Modena e Reggio Emilia).
Nelle notifiche agli indagati, il reato contestato resta l’ormai famoso articolo 44 comma 1 della legge 380 del 2001 sull’abuso urbanistico e paesistico. Un reato penale (prevista una pena massima di un anno) ipotizzato fin dal principio nell’esposto di Giovanni Losavio di Italia Nostra e ribadito da altre associazioni e comitati contro la costruzione dei nuovi quattro chioschi nel parco lungo in versante di viale delle Rimembranze. Questo reato è contestato in concorso agli ex assessori Daniele Sitta (Urbanistica e poi Sviluppo economico) e Stefano Prampolini (Attività economiche). In un altro capo d’accusa, lo stesso abuso urbanistico è ipotizzato per i dirigenti Marco Stancari (Urbanistica), Claudia Giovanardi (Urbanistica) e Giovanni Betrtugli (Attività economiche), nonché all’ex dirigente oggi in pensione Giovanni Villanti (Urbanistica). Sono in concorso per lo stesso reato anche le due dirigenti della Soprintendenza. Infine, un capo di imputazione a parte è segnato per Giorgio Pighi. All’ex sindaco - unico tra gli indagati - è contestato un reato contravvenzionale: l’utilizzo di un bene incompatibile per il suo carattere storico e artistico. In questo caso, la Procura sostiene che come sindaco ha permesso anzichè impedito il deterioramento del Parco, bene comunale sottoposto a particolari vincoli.
«Non voglio rilasciare dichiarazioni», taglia corto Pighi che non ha ancora ricevuto l’avviso di garanzia.
Prampolini è telegrafico: «Non cambio idea sul Parco perché tutto quello che è stato fatto era a vantaggio della città intera. La riqualificazione è stata pensata perché tutti ne beneficiassero».
«Non ho ancora ricevuto nulla - spiega la soprintendente Grifoni - è da voi che apprendo di essere indagata in questa inchiesta».
Pighi e Prampolini sono già stati ascoltati dal pm Claudia Natalini, titolare dell’inchiesta che prosegue da marzo. Le indagini condotte con l’aiuto del Corpo Forestale hanno prodotto un sequestro preventivo di tutti i cantieri - tuttora valido - confermato dal gip Eleonora De Marco e dal Tribunale del Riesame. L’indagine prosegue.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
